Pietro Cavoti nacque a Galatina il 28 dicembre 1819 da una famiglia modesta. Frequentò la scuola dei Padri Gesuiti di Lecce e negli anni '50 insegnò francese, disegno e calligrafia presso le Scuole Pie, nel Collegio degli Scolopi, divenuto poi Liceo Convitto Colonna, attuale sede museale.
Abbandonò gli studi per partecipare attivamente con Sigismondo Castromediano al movimento patriottico liberale salentino.
Dedicò gran parte della sua vita agli studi di storia, arte e letteratura. Artista e ricercatore attento fu nominato dal Ministro della Pubblica Istruzione membro della commissione fiorentina, incaricata di censire e classificare i monumenti italiani, per indicare quelli da considerare monumenti nazionali.
Il suo lavoro ebbe inizio proprio dalla Provincia di Lecce e precisamente dalla Basilica di Santa Caterina d'Alessandria in Galatina, il cui studio fu interrotto nei 15 anni di permanenza a Firenze (1861-1876), e di Santo Stefano in Soleto.
Fu nominato professore e vicedirettore delle scuole "maschili del popolo" impartendo istruzione elementare e morale. Curò le illustrazioni della "Storia dell'Italia Antica" per l'amico Atto Vannucci, andando in giro per musei e biblioteche alla ricerca di testimonianze da ricopiare o effettuando il disegno dal vero.
Nel 1876, tornato a Galatina a causa delle sue condizioni di salute, ricoprì l'incarico affidatogli da Sigismondo Castromediano, di Presidente della commissione conservativa dei monumenti di Terra d'Otranto e di Ispettore dei monumenti, dedicandosi scrupolosamente allo studio, alla conoscenza e tutela di essi. Ricevette l'incarico di studio dell'edificio arcaico detto "Le Cento Pietre di Patù" e ancora l'incarico di rilevare gli affreschi del Palazzo Marchesale di Sternatia.
Le sue relazioni, disegni, le raccolte di fotografie su Galatina, Soleto, Corigliano, Otranto, Brindisi, Patù collezionate in ampi raccoglitori, sono segni evidenti della sua sete di conoscenza del territorio, difesa e valorizzazione dei monumenti Patrii.
Alla fine degli anni '80, con il peggiorare delle sue condizioni, ritornò a Galatina e in occasione di alcuni incontri con l'amico e studioso Cosimo De Giorgi, gli confidò l'amarezza che provava nel pensare alla fine che avrebbe fatto tutto il suo lavoro.
Di lui rimangono preziosi disegni, acquerelli ed incisioni. Abbiamo inoltre alcuni saggi: "Saggio di lavori nelle pietre denominate carparo e pietra leccese delle rocce salentine".
Alla sua morte proprio grazie all'amico Cosimo De Giorgi l'immensa collezione di studi, schizzi, disegni, appunti e in più le raccolte di stampe fotografiche, gli acquerelli, i libri, i taccuini, che attestano la grandezza del suo lavoro sono divenuti patrimonio del Comune di Galatina, gelosamente custodito nel Museo Civico istituito dal Cavoti nel 1936 e dedicato successivamente al grande artista.
Pietro Cavoti morì a Galatina del 1890.
Angelo Monteduro
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