Nacque a Galatina nel 1836 ed è considerato tra i maggiori pittori italiani dell'Ottocento napoletano nonchè tra i più originali del suo tempo. Nell'unica opera letteraria di cui fu autore, "Ricordi di un orfano", Gioacchino Toma, descrive la sua infanzia di orfano privo di affetti, delineando una sufficiente guida per comprendere la sua personalità artistica.
Le tragiche vicessitudini della sua adolescenza impregnarono la sua opera di tristezza, tanto che la critica ufficiale lo definì "il pittore del grigio".
Trasferitosi a Napoli iniziò una vita di sacrifici e prove estenuanti. Fu arrestato come cospiratore e mandato al confino in provincia di Caserta, dove rafforzò un carattere fermo e deciso contro ogni forma di violenza. Nel 1853 partecipò ad una mostra con una statua dal titolo "Erminia del Tasso".
Tornato a Napoli si arruolò come volontario e militò, con il grado di sottotenente tra le fila della legione garibaldina nel Matese. Nel 1860, riacciuffato dalla polizia borbonica, fu sottoposto a processo, condonatagli la vita il regimme si liberò completamente di lui, relegandolo in una località del Contado del Molise, a molti chilometri da Napoli, in un clima politico molto favorevole ai Borboni, ossia ad Isernia. Nel carcere dell'Annunziata, osservando il mondo da dietro alle inferriate che davano sulla piazzetta, la sua sensibilità di artista venne colta particolarmente dalle nobil donne, che austere e belle lavoravano al merletto. Liberato dall'esercito garibaldino con le vittime politiche del regime borbonico tornò a Napoli dove fu professore di disegno nell'istituto di Belle Arti e direttore della scuola di disegno applicato all'arte.
Fu caposcuola della pittura napoletana del secondo Ottocento. Negli anni '80 la sua produzione artistica si delineò secondo la sua propria corrente espressiva che, se pur impregnata di verismo, rimase capace di interpretare l'ultima realtà dell'animo umano. Nell'anno 1872 espose insieme alla celeberrima opera "Luisa Sanfelice in carcere" (famosa eroina napoletana della Repubblica Partenopea) anche quel quadro da cui aveva tratto ispirazione nelle carceri di Isernia "Le Merlettaie".
Tra le opere più famose di Gioacchino Toma, che descrisse la realtà napoletana dell'epoca attraverso la rappresentazione degli umili e dei diseredati, ricordiamo: "Un torturato dell'inquisizione", "Messa in casa", "L'onomastico del maestro", "La confessione dei preti", "La ruota dei trovatelli", "Il bacio della nonna", "La lettura in convento", "Luisa Sanfelice in carcere", "Viatico dell'orfana", "L'ultima Comunione" e diversi ritratti.
Morì a Napoli nel 1891.
Angelo Monteduro
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