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Nel
settembre del 1481 Otranto fu liberata dai Turchi da Alfonso d’Aragona,
duca di Calabria e furono rafforzate le difese cittadine con la
costruzione di nuove mura e del poderoso castello. È ormai
certa la collaborazione di Francesco di Giorgio Martini nella realizzazione
di tali difese. Ma chi è questo personaggio che ha svolto
un ruolo tanto importante nella formazione delle architetture militari
della nostra Otranto?
Il Martini (1439-1502) è architetto, pittore
e scultore italiano. Non si hanno molte notizie sulla sua formazione,
che dovette comunque svolgersi a Siena, probabilmente nella bottega
del Vecchietta. Negli anni 1470-1476 risulta attivo a Siena come
scultore e pittore nella cerchia di Neroccio, di Bartolomeo Landi
e del Vecchietta. Oltre a tali influssi sono evidenti i riferimenti
al Botticelli e al Verrocchio.
All’attività di pittore e scultore
segue quella di ingegnere e architetto, con interessi di carattere
archeologico (è a Roma in vari periodi prima del 1496).
L’architettura civile e l’ingegneria militare
furono i suoi interessi principali per i quali fu fondamentale il
periodo trascorso ad Urbino al servizio di Federico da Montefeltro,
dove probabilmente intervenne nei lavori del Palazzo Ducale. La
raffinata città, convegno di architetti (tra cui l’Alberti)
e di pittori (tra cui Piero della Francesca) e la singolare personalità
del principe fornirono a Martini un ambiente molto stimolante per
la sua versatile attività.
Grazie a questo ambiente, particolarmente colto, e
alla possibilità di usufruire della fornitissima e scelta
biblioteca di Federico (considerata la più ricca e completa
di allora), Martini scrisse il Trattato di architettura civile e
militare, ispirato tanto all’Alberti quanto a Vitruvio.
Il trattato è basato sull’esperienza pratica
personale, gli elementi funzionali e tecnologici, infatti, sono
continuamente verificati sulla base dell’esperienza concreta
di costruttore.
L’autore vi affronta numerose difficoltà
nel tentativo di istituire un parallelo tra le proporzioni del corpo
umano, inteso come simbolo di perfezione e armonia, e quelle degli
edifici e della città: la piazza principale della città
deve essere collocata al centro della stessa proprio come l’ombelico
nel corpo dell’uomo.
Fondamentale è l’apporto dato all’ingegneria
militare. La preoccupazione del Martini è che la città
funzioni, non solo nell’organizzazione interna, ma anche dal
punto di vista della difesa verso i nemici. È sua la prima
formulazione del “fronte bastionato”, pensato secondo
i nuovi criteri di difesa. Le fortezze da lui progettate o realizzate
(Sassocorvaro, S. Leo, Moldavio ecc.) sono riconoscibili per la
loro immagine compatta, pur presentando una estrema articolazione
e un’attenzione verso il dettaglio architettonico; tutta la
composizione è euritmica cioè dal ritmo piacevole.
Fra i pochi edifici sicuramente attribuitigli
può essere annoverata la Chiesa di Santa Maria del Calcinaio,
fuori Cortona. Recentemente si è proposta l’attribuzione
all’ultimo periodo dell’attività di Martini della
chiesa e del convento di S. Bernardino, fuori Urbino.
Ester
Portaluri
esterportaluri@otrantovacanze.com |