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Le Mappe Interattive del Salento by OtrantoVACANZE.com

 Camminare con la testa: "Il punto di vista"
a cura di Emanuela Rossi di www.avanguardie.net

Indice dei percorsi

  Il turista che sta arrivando in Salento, ci dicono i giornali e le televisioni, è esigente, colto, stressato e frettoloso. Insomma, non è un tipo facile.
   Per Lui avevamo deciso di sfoderare le nostre migliori proposte, i mari più cristallini, le dune più incontaminate e la macchia più profumata. C'è un itinerario a nord di Otranto che offre tutto questo e molto di più in un giro solamente. Ma Lui dice di conoscere già mare, dune e macchia. Abbiamo allora preparato un giro tra dolmen e menhir, cose che altrove in Italia sono quasi impossibili da trovare. Ma Lui conosce e ha già visto pure queste testimonianze che fanno, ad esempio di Giurdignano, il giardino megalitico d'Europa. Già, Lui è un turista preparato.
   Volevamo stupirlo con i cibi della migliore tradizione ed i vini preziosi che stanno girando da un po' per i migliori ristoranti. Ma proprio per questo, già li ha gustati. E non è tipo da ripetersi, Lui.
   Allora lo abbiamo sfidato e la nostra ultima proposta lo ha conquistato. Lui, il turista più svezzato e anticonformista ha apprezzato la rivisitazione di uno dei classici percorsi che attraversa il Parco Regionale Naturale Attrezzato di Portoselvaggio. Cambiando la prospettiva il già visto è diventato novità.
   Appuntamento presso la rotonda di Santa Caterina, facilmente raggiungibile lungo la scia di spazzatura che dal paese si dirige verso la Torre dell'Alto.
   L'Itinerario consente di osservare, all'imbocco della scalinata che sale attraverso la pineta, un tipico muretto imbrattato di vernice e successivamente rotto, scomposto nei suoi elementi costruttivi, che troviamo abbandonati un po' qua ed un po' là. Gli appassionati dei puzzle avrebbero da fare parecchio per completare l'opera.
   Salendo i gradini, colpisce molto l'attenzione e la fantasia del nostro Turista il cosiddetto "angolo della birra", a causa del quale trascuriamo cicche, preservativi usati e cartacce miste per concentrarci sull'insolito accumulo che indica chiaramente la natura della categoria che l'ha prodotto: vuoti a perdere.
   In breve si raggiunge la Grotta di Capelvenere, detta anche Grotta del Presepe, per l'antica usanza di organizzare al suo interno, fino a qualche anno fa, un piccolo presepe vivente, ma oggi chiamata "il bagno sopra la spiaggia".
   Si può far risalire questo nuovo nome alle diversificate tracce di feci che punteggiano il suo interno, ma non andrebbe trascurata l'ipotesi che invece il riferimento sia alle tracce di assorbenti che colorano gli angoli più interni.
   Fuori dalla grotta poca spazzatura (meglio celarla al suo interno) ma notevole è la serie di incisioni su foglia di agave. Non commentiamo l'arricchimento culturale dell'agave dopo essere stata incisa.
   Il tratto fino alla Torre dell'Alto e poi verso l'omonima masseria è poco interessante (peccato, si poteva fare di meglio), mentre la discesa al mare torna a suscitare occhiate accese di curiosità: scalini fantasia, cemento che si spreca tra le cartacce e le lattine che non guastano mai.
   Alla baia ci sono diversi spunti notevoli, dalla roccia consumata da narcisistici e autolesionistici personaggi che amano farsi maschere con acqua di mare mista a polvere di calcare raspata dagli scogli fossiliferi, ai cumuli che si sviluppano da maggio ad agosto fatti di bottiglie, carte, sacchetti, bucce di cocomero e altro. La peculiare fioritura si potrebbe definire centrifuga, ossia dal centro della baia verso le sue più estreme propaggini.
   Proseguendo, i rifiuti diminuiscono sulla terra ferma e aumentano in mare e lungo la costa, soprattutto nelle vaschette che caratterizzano il tratto verso Uluzzo.
   In particolare troviamo polistirolo, bottiglie di plastica e ciabatte (o destra o sinistra, mai insieme!), ma solo con vento di scirocco, perché se c'è tramontana il tutto si trasferisce a Gallipoli. Per par condicio.
   Camminando a slalom tra i cartelli distrutti dai soliti ignoti, incontriamo un rudere di casa nel mezzo della piana.
   È triste così solo soletto, certo se ci fosse un bel villaggio turistico a fargli compagnia…
   Arriviamo ad Uluzzo, e la voglia di vedere, conoscere, sapere è ancora presente.
   Parliamo con il nostro Turista dell'uomo che abitò questa baia quando il mare era molto più distante dalla costa, quando i fiumi scorrevano sulla superficie di questa terra oggi assetata, della selvaggina che cacciavano e, tanto per rimanere in tema, scherziamo sulla spazzatura di allora: ciò che oggi fa fantasticare gli archeologi e scavare alla rinfusa i migliori tombaroli, locali e non.
   Chissà che tesoro stiamo lasciando ai nostri pronipoti!
   Le grotte di Uluzzo racchiudono tesori da interpretare che risalgono a 120.000 anni fa, ma anche materiale più recente, soprattutto nella grotta preistorica dedicata a Carlo Cosma, colma fino all'orlo di una moltitudine di bottiglie di plastica colorata ma anche di vetro e alluminio che, dopo aver soddisfatto la sete dei bagnanti, sono state gelosamente nascoste in grotta. A beneficio dei posteri.
   Usciamo da Uluzzo, attraversiamo la strada e ci incamminiamo verso Serra Cicora, futuro trampolino di lancio per l'economia neretina (leggi - per i più distratti e per i forestieri - porto turistico), al momento "misera" serie di campi di patate, al limite del Parco Regionale di Portoselvaggio e del Parco Nazionale Marino di Porto Cesareo (altra realtà interessante, materia per eventuali successivi articoli e visite guidate alternative).
   Superata Serra Cicora, le patate ed il villaggio neolitico che l'Università di Lecce sta scavando da qualche anno, scorgiamo in lontananza dei lampioni, un'immensa fila di lampioni che corrono lungo binari di cemento.
   Sono decine, forse centinaia. La cosa si fa romantica, sembra una strada fatta per passeggiare abbracciati, raccontandosi dolcezze al chiaro di luna. Attenzione però. Sono tutti eternamente spenti. Non hanno mai funzionato, e ci si augura che continuino a non venir accesi. Circondano una masseria quasi completamente restaurata e poi saccheggiata, lapidata da vandali di periferia. Masseria e lampioni sono in uno stato di degrado che sconforta ogni volta. Ma il nostro turista è stanco. Noi non parliamo più. Non abbiamo più storie da raccontare. Ci allontaniamo dalla masseria e raggiungiamo il bordo della vasca, vero epicentro del terremoto che si è verificato a Portoselvaggio qualche anno fa.
   Tonnellate di ghiaia selezionata giacciono sul fondo di uno scavo lungo e largo ma poco profondo e non impermeabilizzato, che doveva ospitare l'acqua estratta a forza dai pozzi.
   Se si fosse verificato un incendio tale acqua sarebbe stata utile per spegnere le fiamme, sempre che la calura estiva non l'avesse fatta prima evaporare o che, cosa ancora più probabile, il terreno carsico, anche se celato dalla ghiaia di cui sopra, non l'avesse inghiottita.
   Questo nostro itinerario è molto richiesto ma le potenzialità di letture alternative del Parco Regionale Naturale Attrezzato di Portoselvaggio sono molteplici.
   Vi invitiamo a scoprire con noi, ad esempio, la via del santuario…

Emanuela Rossi
www.avanguardie.net
info@avanguardie.net


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