Il turista che sta arrivando in Salento, ci dicono i giornali
e le televisioni, è esigente, colto, stressato e frettoloso.
Insomma, non è un tipo facile.
Per Lui avevamo deciso di sfoderare le nostre migliori
proposte, i mari più cristallini, le dune più incontaminate
e la macchia più profumata. C'è un itinerario a nord
di Otranto che offre tutto questo e molto di più in un giro
solamente. Ma Lui dice di conoscere già mare, dune e macchia.
Abbiamo allora preparato un giro tra dolmen e menhir, cose che altrove
in Italia sono quasi impossibili da trovare. Ma Lui conosce e ha
già visto pure queste testimonianze che fanno, ad esempio
di Giurdignano, il giardino megalitico d'Europa. Già, Lui
è un turista preparato.
Volevamo stupirlo con i cibi della migliore tradizione
ed i vini preziosi che stanno girando da un po' per i migliori ristoranti.
Ma proprio per questo, già li ha gustati. E non è
tipo da ripetersi, Lui.
Allora lo abbiamo sfidato e la nostra ultima proposta
lo ha conquistato. Lui, il turista più svezzato e anticonformista
ha apprezzato la rivisitazione di uno dei classici percorsi che
attraversa il Parco Regionale Naturale Attrezzato di Portoselvaggio.
Cambiando la prospettiva il già visto è diventato
novità.
Appuntamento presso la rotonda di Santa Caterina, facilmente
raggiungibile lungo la scia di spazzatura che dal paese si dirige
verso la Torre dell'Alto.
L'Itinerario consente di osservare, all'imbocco della
scalinata che sale attraverso la pineta, un tipico muretto imbrattato
di vernice e successivamente rotto, scomposto nei suoi elementi
costruttivi, che troviamo abbandonati un po' qua ed un po' là.
Gli appassionati dei puzzle avrebbero da fare parecchio per completare
l'opera.
Salendo i gradini, colpisce molto l'attenzione e la
fantasia del nostro Turista il cosiddetto "angolo della birra",
a causa del quale trascuriamo cicche, preservativi usati e cartacce
miste per concentrarci sull'insolito accumulo che indica chiaramente
la natura della categoria che l'ha prodotto: vuoti a perdere.
In breve si raggiunge la Grotta di Capelvenere, detta
anche Grotta del Presepe, per l'antica usanza di organizzare al
suo interno, fino a qualche anno fa, un piccolo presepe vivente,
ma oggi chiamata "il bagno sopra la spiaggia".
Si può far risalire questo nuovo nome alle diversificate
tracce di feci che punteggiano il suo interno, ma non andrebbe trascurata
l'ipotesi che invece il riferimento sia alle tracce di assorbenti
che colorano gli angoli più interni.
Fuori dalla grotta poca spazzatura (meglio celarla
al suo interno) ma notevole è la serie di incisioni su foglia
di agave. Non commentiamo l'arricchimento culturale dell'agave dopo
essere stata incisa.
Il tratto fino alla Torre dell'Alto e poi verso l'omonima
masseria è poco interessante (peccato, si poteva fare di
meglio), mentre la discesa al mare torna a suscitare occhiate accese
di curiosità: scalini fantasia, cemento che si spreca tra
le cartacce e le lattine che non guastano mai.
Alla baia ci sono diversi spunti notevoli, dalla roccia
consumata da narcisistici e autolesionistici personaggi che amano
farsi maschere con acqua di mare mista a polvere di calcare raspata
dagli scogli fossiliferi, ai cumuli che si sviluppano da maggio
ad agosto fatti di bottiglie, carte, sacchetti, bucce di cocomero
e altro. La peculiare fioritura si potrebbe definire centrifuga,
ossia dal centro della baia verso le sue più estreme propaggini.
Proseguendo, i rifiuti diminuiscono sulla terra ferma
e aumentano in mare e lungo la costa, soprattutto nelle vaschette
che caratterizzano il tratto verso Uluzzo.
In particolare troviamo polistirolo, bottiglie di plastica
e ciabatte (o destra o sinistra, mai insieme!), ma solo con vento
di scirocco, perché se c'è tramontana il tutto si
trasferisce a Gallipoli. Per par condicio.
Camminando a slalom tra i cartelli distrutti dai soliti
ignoti, incontriamo un rudere di casa nel mezzo della piana.
È triste così solo soletto, certo se
ci fosse un bel villaggio turistico a fargli compagnia…
Arriviamo ad Uluzzo, e la voglia di vedere, conoscere,
sapere è ancora presente.
Parliamo con il nostro Turista dell'uomo che abitò
questa baia quando il mare era molto più distante dalla costa,
quando i fiumi scorrevano sulla superficie di questa terra oggi
assetata, della selvaggina che cacciavano e, tanto per rimanere
in tema, scherziamo sulla spazzatura di allora: ciò che oggi
fa fantasticare gli archeologi e scavare alla rinfusa i migliori
tombaroli, locali e non.
Chissà che tesoro stiamo lasciando ai nostri
pronipoti!
Le grotte di Uluzzo racchiudono tesori da interpretare
che risalgono a 120.000 anni fa, ma anche materiale più recente,
soprattutto nella grotta preistorica dedicata a Carlo Cosma, colma
fino all'orlo di una moltitudine di bottiglie di plastica colorata
ma anche di vetro e alluminio che, dopo aver soddisfatto la sete
dei bagnanti, sono state gelosamente nascoste in grotta. A beneficio
dei posteri.
Usciamo da Uluzzo, attraversiamo la strada e ci incamminiamo
verso Serra Cicora, futuro trampolino di lancio per l'economia neretina
(leggi - per i più distratti e per i forestieri - porto turistico),
al momento "misera" serie di campi di patate, al limite
del Parco Regionale di Portoselvaggio e del Parco Nazionale Marino
di Porto Cesareo (altra realtà interessante, materia per
eventuali successivi articoli e visite guidate alternative).
Superata Serra Cicora, le patate ed il villaggio neolitico
che l'Università di Lecce sta scavando da qualche anno, scorgiamo
in lontananza dei lampioni, un'immensa fila di lampioni che corrono
lungo binari di cemento.
Sono decine, forse centinaia. La cosa si fa romantica,
sembra una strada fatta per passeggiare abbracciati, raccontandosi
dolcezze al chiaro di luna. Attenzione però. Sono tutti eternamente
spenti. Non hanno mai funzionato, e ci si augura che continuino
a non venir accesi. Circondano una masseria quasi completamente
restaurata e poi saccheggiata, lapidata da vandali di periferia.
Masseria e lampioni sono in uno stato di degrado che sconforta ogni
volta. Ma il nostro turista è stanco. Noi non parliamo più.
Non abbiamo più storie da raccontare. Ci allontaniamo dalla
masseria e raggiungiamo il bordo della vasca, vero epicentro del
terremoto che si è verificato a Portoselvaggio qualche anno
fa.
Tonnellate di ghiaia selezionata giacciono sul fondo
di uno scavo lungo e largo ma poco profondo e non impermeabilizzato,
che doveva ospitare l'acqua estratta a forza dai pozzi.
Se si fosse verificato un incendio tale acqua sarebbe
stata utile per spegnere le fiamme, sempre che la calura estiva
non l'avesse fatta prima evaporare o che, cosa ancora più
probabile, il terreno carsico, anche se celato dalla ghiaia di cui
sopra, non l'avesse inghiottita.
Questo nostro itinerario è molto richiesto ma
le potenzialità di letture alternative del Parco Regionale
Naturale Attrezzato di Portoselvaggio sono molteplici.
Vi invitiamo a scoprire con noi, ad esempio, la via
del santuario…
Emanuela Rossi
www.avanguardie.net
info@avanguardie.net
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