Punto
di partenza dell’itinerario è la Chiesetta dei Panetti (1),
nel paesino di Acquarica
del Capo, ricco di storia e di cultura, facilmente raggiungibile
viaggiando con le linee della ferrovia
provinciale Sud-Est, in pulman o in auto.
Nell’area
circostante, possiamo visitare la Masseria Gelsorizzo (2),
insediata all’interno
di un complesso dotato di una torre fortificata, con la sua cappella,
il frantoio ipogeo (trappito),
la torre colombaia, tipica della zona.
In
questo tratto dell’itinerario, il fondo stradale è in piano ed
in ottime condizioni, tale da permettere
una facile percorribilità.
Dalla
Masseria Gelsorizzo, pedaliamo verso il centro storico di Acquarica,
imboccando le
stradine che conducono verso il Castello (3), in Piazza
S. Carlo, e verso la vicina Chiesa di S. Carlo Borromeo (4), all’interno della quale ammirare l’affresco
del Santo, posto sull’altare centrale, riccamente
decorato in stile barocco.
Dalla
Piazza di Acquarica, ci dirigiamo verso l’uscita del paese, in
direzione della vicina Presicce,
immettendoci sulla vecchia strada di congiunzione tra i due centri.
Presicce
è
un’altra testimonianza importante della storia del Salento, ricca
di antichi Palazzi
gentilizi, impregnati dei barocchi e dei profumi delle edera selvatica,
che scivola silenziosa dai balconi, in un susseguirsi numeroso, nelle due vie principali
del centro storico.
Il
Paese si presenta tranquillo e ordinato, sicuro delle sue nobili
origini, mentre la vita cittadina
continua a svolgersi tutta nella centrale Piazza del Popolo,
(5) dove la vecchia sede del Municipio
ospita, all’interno di un imponente palazzo principesco, il Museo
della Civiltà Contadina.
Sulla
superficie della Piazza, alcune cupole in vetro, ci segnalano
la presenza e l’ingresso ai Frantoi
ipogei, che si sviluppano sotterranei al centro storico.
Alle
spalle di Piazza del Popolo, in una via laterale, segnalato da
una freccia indicatoria, potremo
notare l’impianto medievale di Palazzo Soronzi (6), le
sue colonne in rilievo, con i capitelli e il balcone, dal frontale riccamente decorato.
Dalla
Piazza, e proseguendo per un piccolo tratto, incontriamo sulla
nostra destra, il Palazzo
Alberti, (7) dal bellissimo affaccio centrale e, a pochi metri,
ci appare il sagrato della Chiesa
di S. Andrea e la Colonna Votiva (8) dedicata al Santo, in uno scenario
ricco di cultura e decori
barocchi.
Dalla
Chiesa, imboccando la Via Arditi (9), si snodano, in sequenza,
i palazzi gentilizi appartenenti
ai nobili Villani, Arditi, Seracca e Cezzi, pedalando su
un basolato tipico dei centri storici
salentini, che si trasformerà in piano asfaltato, quando ci immettiamo
lungo la strada, continuazione
della precedente, che ci condurrà fuori l’abitato di Presicce.
Punto
successivo dell’itinerario è la Chiesa degli Angeli (10)
con l’annesso Convento dei
Padri Riformati (11), un antico complesso edificato tra il
1598 ed il 1600, oggi in completa ristrutturazione, da offrire ai pellegrini nel percorso giubilare.
All’interno
della Chiesa, possiamo ammirare una serie di altari barocchi riccamente
decorati, con affreschi dalle intense tonalità dell’azzurro.
Dal
Convento, attraversando un piccolo tratto di strada bianca a fondo
naturale, svoltiamo a destra, imboccando un sentiero sterrato, fino a giungere
in località Madonna
del Rito (13), dove la Cappella omonima,
immersa nel verde dei pini, è considerata l’unica traccia del
vecchio insediamento
di impianto basiliano (X-XI secolo).
Siamo
ormai fuori dall’abitato, e il percorso, in questo tratto in salita,
diventa per pochi metri difficoltoso.
L’ambiente,
in questo punto, è molto vario e caratterizzato dai tipici muretti
a secco (12), dalle pagghiare (15), i casini (14), le masserie e i canali
e la vegetazione spontanea e le grandi distese di ulivi, mentre l’odore intenso della campagna sale dall’erba
e dalla terra arrossata dal sole.
In
questo punto dell’itinerario, siamo nel territorio di Salve, dove
incontriamo la Cappella di Santo Lasi (19), e un’area di sosta, permetterà
un breve riposo.
Si
riprende il percorso, in direzione del centro storico di Salve,
dove potremo visitare la Chiesa
Matrice di S. Nicola e
la Colonna del Santo, il Campanile con l’orologio
(20) e il vicino trappeto (21), situato in una stradina in discesa, di fronte
la Chiesa.
Uscendo
dall’abitato e pedalando in direzione di Morciano di Leuca,
arriveremo nel centro
storico di questo paese, dove ammirare il magnifico e imponente
Castello (23), che ci racconta
della stretta difesa di cui godeva Morciano nei secoli passati,
e la vicina Chiesa di S. Giovanni
(24), con la tipica Colonna Votiva del Santo, le case
a corte di via Roma (25), fino a trovare
la deviazione per Vereto, l’antica città messapica. (26).
Una
piccola stradina potrà creare problemi per la discesa, ma il tragitto
è breve e facilmente percorribile anche a piedi.
Pedalando,
si arriva a Patù, piccolo centro del territorio leucano,
dove potremo visitare monumenti
di rilievo come la Centopietre (27), che si racconta essere
stata una tomba di famiglia, costruita
nello spazio frontale alla Chiesa di S. Giovanni Battista (28),
il Castello e la Chiesa Matrice (29).
La
zona delle cave (31) di Giuliano di Lecce e i resti della
Chiesetta di S. Pietro (32), guidano
il nostro itinerario verso il vecchio Santuario di Santa Maria
di Leuca, più comunemente conosciuto
come Leuca Piccola (33).
Nella
zona antistante le cave, possiamo ristorarci in una seconda area
attrezzata per la sosta,
mentre, nelle immediate vicinanze, proseguendo su un sentiero
asfaltato, possiamo visitare le Vore di Barbarano, (34)
con i loro sotterranei, dove fermarci ad ascoltare il sottile
rumore dell’acqua.
Superato
Leuca Piccola, pedaliamo ritornando verso il paese di Giuliano,
e procedendo al
suo interno, in direzione del centro, troveremo il Menhir in
via Regina Elena (35) e, successivamente,
potremo ammirare nella Piazza centrale il Castello con
la Colonna di S. Giovanni(36),
che, con la Chiesa Matrice (37), rappresentano alcuni dei
tesori di questa zona.
Superato
Giuliano, il percorso ci riconduce nei campi, su muretti a secco,
pagghiare e ajare,
fino a giungere alla Torre di Salignano (39), nell’omonima
località, testimonianza dell’antico sistema
difensivo del territorio pugliese.
Qui,
i centri abitati sono molto vicini tra di loro, senza avvertire,
quasi, il punto di passaggio
tra un paese e l’altro.
A
poche centinaia di metri dal centro di Salignano, lungo la vecchia
S.S. 274, svoltando a sinistra,
giungiamo ad Arigliano, e poco prima di arrivare alla stazione
ferroviaria, possiamo visitare il Menhir
della Croce (40), così chiamato per il simbolo a forma di
croce che ha scolpito nella sua parte superiore.
In
direzione del centro, svolteremo a sinistra, verso l’abitato di
Gagliano del Capo.
Nel
suo centro storico, è possibile visitare la casa del pittore Vincenzo
Ciardo (41) e, in adiacenza,
la Chiesa Parrocchiale.
Attraversando
quasi tutto il centro, troviamo, infine, il Santuario di S.
Francesco (42), nel
cui interno, interamente rinnovato, potremo notare, sull’altare
centrale, l’affresco del Santo.
Adiacente
al Santuario, la presenza di un’area di sosta attrezzata per una
breve pausa.
Proseguendo
sulla S.P. in direzione sud, in leggera pendenza, percorriamo
qualche centinaio di metri e, svoltando a sinistra, verso la località
Scaramuzza, ci ritroviamo all’inizio del centro abitato.
Svoltiamo
ulteriormente a destra, fino ad arrivare alla Masseria Bitonti
(43) e, sorpassata
la Masseria, svoltiamo a sinistra su un antico tratturo, per ritornare
verso Gagliano del Capo.
A
questo punto del percorso, prendiamo la direzione di S. Dana,
una piccola frazione di Gagliano,
dove visitare, scavata in aperta campagna, l’antichissima Cripta
di S. Apollonia (44), all’interno
della quale, nella penombra, sono ancora ben visibili parti di
antichissimi affreschi a tema religioso.
Sempre
a S. Dana, possiamo vedere una Croce Votiva, (45) che risale
al 1968, eretta per
ricordare il martirio del Diacono Dana, avvenuto in quel punto.
Lasciata
la piccola frazione, e facendo rientro nuovamente a Gagliano,
attraversiamo il centro,
proseguendo in direzione di Salignano, e, superato questo
paese, giungiamo a Castrignano del
Capo, passando da Borgo Terra (46) e dalla Parrocchiale (47):
da questo punto, prenderemo la direzione
per S. Maria di Leuca, tappa finale del nostro itinerario.
Prima
di giungervi, il percorso costeggia il Canale Scalella (48),
caratterizzato da una folta
vegetazione e dalla presenza di un'antica antropizzazione.
Ecco
apparirci S. Maria di Leuca, nobile ed elegante, un porticciolo
suggestivo, la splendida
e storica Finibus Terrae, la fine del mondo, dove l’Adriatico
e lo Ionio si incontrano per perdersi
nell’infinita linea dell’orizzonte.
In
tutto questo si riconosce S. Maria di Leuca, poggiata su
uno dei più incantevoli specchi
d’acqua del Mediterraneo e punta estrema di una costa ricca di
natura, colori, pagghiare a picco
sul mare, dove affacciarsi dalle terrazze delle splendide ville,
nelle notti di luna piena.
Appena
giunti, imbocchiamo la salita che ci porterà al Santuario,
il punto più alto per ammirare
il paese ed incantarsi davanti al faro maestoso.
Riprendendo
la strada, ci riportiamo in direzione del lungomare, vicino al
porto nuovo, da cui imboccare, sulla destra, una delle viette laterali ed affacciarci
sulla bellissima Cattedrale, dal rosone
inconfondibile, passando vicini alle storiche ville (49),
costruite nei primi anni del secolo, splendide
nei loro stili più rappresentativi, come la moresca Meridiana,
visibile sul balcone centrale o la deliziosa
Villa Episcopo, in stile orientale.
Dal
lungomare, proseguiamo in direzione della litoranea che conduce
a Ugento, passando dalla Torre
dell’Omo Morto (50) e dalle Grotte, mentre ben visibile
la Punta Ristola.(51), termine di
S.Maria di Leuca.
Qui,
con la "fine della terra" (52) si conclude il nostro itinerario,
nel tradizionale punto d’incontro
dei due mari, uno storico luogo di culto e di preghiera, oltre
che di esclusiva mondanità.
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