La
prima parte dell’itinerario è incentrata su una zona che presenta
una notevole rilevanza archeologica, ubicata nel territorio di Poggiardo,
e percorribile prevalentemente attraverso la viabilità comunale esistente, la quale è per un 10% a fondo naturale.
Il
percorso inizia dal bosco Marulli (1), ubicato lungo la
comunale per Surano, a poche centinaia
di metri dalla Stazione ferroviaria di Poggiardo, per scendere,
successivamente, verso l’abitato.
Superando
la ferrovia, si procede verso il centro di Poggiardo, una cittadina
di nobili origini,
affascinante e ricca di storia.
Appena
giunti, si ha l’immediata sensazione dell’estrema cura con cui
il patrimonio storico è stato conservato, assieme alla tranquillità e alla gentilezza
degli abitanti.
Nella
Piazza Umberto I, troviamo il vecchio palazzotto comunale,
risale al XVI secolo, mentre,
accanto, inizia la struttura dell’antico Palazzo Guarini (4),
fino a proseguire nella sua parte retrostante,
dove possiamo ammirare la Chiesa Matrice della Trasfigurazione
(3).
Accanto
alla Chiesa, quasi sul basolato, appare il coloratissimo mosaico
della Madonna
degli Angeli (2), ingresso della omonima cripta, che risale
al 1500.
Ecco
sollevarsi elettricamente la porta, e siamo all’interno, dove
splendidi affreschi riempiono
quasi interamente le pareti della cripta.
Girando
intorno alla Chiesa Matrice, e passando all’interno di una stretta
stradina, arriviamo al Palazzo Episcopo, che, insieme alla Villa
(5), costruita di fronte, rappresenta uno dei più interessanti gioielli di Poggiardo.
Da
questa strada, uscendo dal paese, ci dirigiamo verso l’area
archeologica di Vaste.
All’interno
del vicino centro abitato, si potrà visitare il Palazzo Baronale
(XVI secolo), fruibile
in qualità di sede del Museo Archeologico della Civiltà Messapica
(6).
Procedendo
verso nord, raggiungiamo la Chiesa rupestre dei Santi Stefani,
costruita presumibilmente
tra il X e il XIV secolo (7) e l’adiacente Basilica Paleocristiana
(V secolo) (8).
La
struttura della Chiesa è molto semplice, ma è inserita, con la
basilica, in un bellissimo giardino,
ricco di olivi e piccole grotte, insieme ad un caratteristico
trullo, dalla cima impagliata.
Nelle
vicinanze della Chiesa, tutt’intorno, si può scorgere la necropoli
(9), un sito archeologico
di estrema rilevanza.
L’itinerario
continua verso nord, in direzione della serra di Poggiardo, attraversando
la Pineta
Mari Rossi (10), su una strada a fondo naturale.
Percorrendo
la strada della serra, si incontrano le grotte carsiche (11)
e una
miniera di bauxite (12).
Si
raggiunge il Bosco Reali (13), e la Strada Provinciale
n. 62 Minervino - Giuggianello, in
prossimità della Masseria Pisanelli, del 1500 (14), deviando
nella direzione del paese.
Attraversando
il centro abitato, raggiungiamo la Chiesa di S. Antonio Abate,
del XVIII secolo
(15), il frantoio ipogeo in via di Serravecchia (16), il
Palazzo Lubelli (XVIII secolo), un’ala del
quale è oggi in vendita, (17), il Menhir Polisano, di età
protostorica, nella campagna circostante.
Procediamo
lungo l’itinerario, uscendo dal paese di Giuggianello, ed immettendoci
lungo la viabilità
minore, in direzione Monte S. Giovanni, una zona di grande interesse
ambientale e naturalistico (18).
Qui
è ubicato un insediamento rupestre del 953 d.C. (19), e la Cripta
bizantina di S. Giovanni,
scavata interamente nella roccia tufacea, segno tangibile della
cultura rupestre.
In
origine, la Cripta era adibita alle funzioni di rito greco, ma
in seguito, divenne una cappelletta
cristiana dove, ancora oggi, si continua a venerare il Santo Giovanni
Battista.
Questo
punto si trova a 112 metri sul livello del mare, e l’ambiente
è immerso tra la verdeggiante
quercia spinosa (Quercus Coccifera), olivi secolari e le orchidee
selvatiche di varie specie.
Percorrendo
l’antica via rurale Serravecchia, in direzione Quattromacine,
giungiamo in contrada
Santu Vasili e, pedalando tra uliveti secolari, raggiungiamo il
Fondo Tenenti, dove troviamo uno dei monumenti più enigmatici e meno conosciuti del Salento,
lu furticiddhu te la vecchia,
il masso oscillante d’Ercole.
La
denominazione è medievale, e indica una grande pietra circolare
posta su un basamento.
La
pietra viene guardata a vista da un maestoso masso a forma di
giaciglio, lu lettu te la Vecchia
(20), il letto della vecchia, considerato monumento nazionale
e fatto risalire al sasso oscillante
della leggenda di Aristotele.
Vicino
a questo, un altro monolite, il Piede d’Ercole, a forma
di zampa di un grosso animale.
Il
fascino un po’ magico di questi monoliti, spiega il legame con
il mondo fiabesco della fantasia
popolare, legata alle forze magiche che governavano lo svolgersi
degli eventi nelle campagne di un tempo,
dominato dalla paura di perdere il raccolto.
Nelle
vicinanze dei massi, sempre in località Quattro Macine, sono presenti
i resti di un
villaggio di età bizantina, di grande interesse, e oggetto
di studio da parte dell’Università di Lecce.
A
questo punto, rientriamo in direzione di Minervino, raggiungendo
prima la Masseria
fortificata Api (22), ed entrando, quindi, nell’abitato.
Prima
di arrivare nella Piazza del paese, troviamo la Chiesa della
Madonna delle Grazie
e,
giunti nella Piazza, la Chiesa Matrice di Minervino (XVII
secolo) (23) e, ancora, i palazzi
baronali (24) e il frantoio ipogeo (25).
Uscendo
fuori dall’abitato, in direzione Minervino - Uggiano la Chiesa,
possiamo individuare il Dolmen Scusi. (26), e il Menhir Monticelli
(27).
Abbandonando
questa direzione e portandoci sulla S.P. per Porto Badisco, entriamo
nel territorio
di Santa Cesarea Terme, uno dei gioielli balneari più incantevoli
del Salento, rinomata stazione
termale.
Prima
di arrivare a S.Cesarea, si incontrano, lungo l’itinerario, la
Masseria medievale S
Giovanni (28), la Chiesa della Madonna della Serra (29),
con accanto la colonna e la statua della
Madonna. (29), la Masseria dei Consalvi (30) e la Masseria
Grande (31).
Tutto
il tratto del percorso è particolarmente interessante per la morfologia
del paesaggio.
Allontanandoci
dalla costa, proseguiamo in direzione di Cerfignano, un
altro piccolo paese
del Salento ionico, dove si trova la Chiesa dell’Annunciazione
di Maria, costruita nel 1700.
(32)
In
questo punto, è possibile deviare per il vicino abitato di Cocumola,
dove troviamo la Chiesa
Matrice e dell’Uragano (33), la Chiesa e la Colonna
di S. Nicola (34), il Palazzo
Pasca (35) e il Menhir della Croce
(36).
In
un bar del centro, è possibile gustare uno dei più buoni spumoni
del Salento.
Si
scende, quindi, verso la pineta della piccola S. Cesarea Terme
e, arrivando lungo la strada
centrale, lo scenario è veramente incantevole: lo sguardo si divide
tra la bellezza di un mare blu intenso e la splendida cupola di Villa Sticchi, una costruzione
in stile moresco, tra le più belle invenzioni architettoniche del Salento (37).
Di
fronte, la Chiesa del Sacro Cuore ( 39), mentre, in estate,
dall’irsuta scogliera sottostante,
è possibile nuotare verso le grotte Fetida, Sulfurea
e Gatulla (38), caratterizzate da acque
biancastre, dalle quali esalano forti odori sulfurei.
Da
S. Cesarea, in direzione di Porto Miggiano, raggiungibile
da sentieri interni, si procede
per la Masseria Capriglia (40), e si raggiunge il paese
di Vitigliano, all’ingresso del quale, possiamo
fermarci a visitare il Cisternale di epoca romana (41)
e, proseguendo verso il centro, la Chiesa
di S. Michele Arcangelo (42), la Chiesa di S. Maria della
Pietà (43), la Cappella di S. Rocco
(44),
e il Palazzo Ciullo (45), all’interno del quale si sviluppano
il frantoio e altri appartamenti
abitati dai proprietari.
Lasciando
Vitigliano, e proseguendo verso il Comune di Ortelle, sarà
interessante fermarsi
a visitare la Chiesa Matrice di S. Giorgio (46), e successivamente,
portarsi verso la Cripta
(47),
dove, di fronte, in un ampio parco, si vede la Chiesa di S.Vito,
appartenente al XVIII secolo.
(48).
Costeggiando
la Chiesa e immettendoci lungo un percorso secondario, si rientra
nel centro
abitato di Poggiardo, punto di partenza di questo bellissimo itinerario.
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