Percorso
Nord: Da
Otranto ai Laghi Alimini
L’itinerario
ha inizio dall’uscita nord della città di Otranto, sulla S.S.
n. 611 Otranto -S. Cataldo,
procedendo lungo la costa a nord della cittadina, che dalla Riviera
degli Haethei conduce ai Laghi Alimini
e a Torre S.Andrea.
I
laghi, due specchi di acqua salmastra, sono collegati tra loro,
e con il mare, in una zona bonificata
e sistemata a pineta, un tempo riserva di caccia della corte aragonese.
Il
percorso si addentra in quella zona del Salento, dove la campagna
si mischia alla macchia mediterranea, e ad una delle più belle coste adriatiche,
dove la presenza di un turismo internazionale è simbolo della suggestiva bellezza di questo mare.
Dopo
poche centinaia di metri, costeggiando sul lato est gli impianti
sportivi comunali, ci immettiamo
sulla Strada Santo Stefano, che conduce al villaggio turistico
Club Mediterranee (1), uno dei più belli d’Italia, per il suo ranch panoramico posto a picco
sulla costa, per poi proseguire sulla
vicinale Casino Mongiò (2), immersa in un’intensa attività
produttiva.
Se
arriviamo nella prime ore della mattina, l’impatto con i colori
è fortissimo: la luce violenta
del sole, insieme alla quiete della campagna, anticipano un itinerario
denso di emozioni.
Di
fronte al Casino Mongiò, inizia una fitta pineta, e addentrandosi
tra strettissimi sentieri e irti cespugli, si arriva alla Baia dei Turchi,
una spiaggetta riservatissima, dove la linea azzurra del mare si unisce agli intensi colori del cielo.
Lo
scenario è esaltante, sembra di essere in una cartolina virtuale.
Proseguiamo
sulla S.S. n.611, in direzione di Alimini; lungo il sentiero,
la costa è caratterizzata
da meravigliose insenature ed anfratti; la flora riveste una particolare
specialità ed i laghi rappresentano l’elemento più caratteristico dell’agro otrantino.
Sul
lato sinistro, continuando il percorso verso Nord, incontriamo
dapprima il lago d’acqua dolce Fontanelle, alimentato
da una sorgente sotterranea, e situato in una conca rocciosa.
Il
lago, di acqua salmastra, è collegato con il lago Alimini grande,
attraverso il Canale de lu
strittu (3).
Vicino
ai laghi, è possibile ammirare i lunghi arenili di finissima sabbia
bianca, striata a tratti
sulla battigia dallo zolfo, ora larghissimi ora stretti, circondati
da alte dune e pinete.
Nei
pressi dei laghi, si è fortemente sviluppata, negli ultimi anni,
un’intensa attività di agriturismo
e ristorazione.
Proseguendo
verso Nord, ci dirigiamo nella zona dei Villaggi: Serra delle
Alimini, (4) con il
Country Club (5), che offre un complesso turistico altamente
qualitativo (centro sportivo con piscine, discoteca e ristorazione), il Villaggio Altair ed
il conosciutissimo Valtur, occupano solo una parte della lunga fascia di costa che si unisce, percorrendo
un lungo tratto, al Club Mediterranee.
Procedendo
sempre in direzione nord, ci immettiamo sulla Vicinale Frassanito,
costeggiando il campeggio (6), e i numerosi centri agrituristici,
per immetterci nuovamente sulla S.S. n.
611, e raggiungere il Villaggio Conca Specchiulla (7) e
la vicina Torre S. Andrea, che costituisce
il limite territoriale con il Comune di Melendugno.
L’itinerario
prosegue verso sud-ovest, immettendoci sulla Vecchia Vicinale
per Borgagne, sino a
raccordarci con la provinciale per Cannole.
Pedalando
per poche centinaia di metri, ci ritroviamo lungo la riva occidentale
del lago Alimini
Grande, attraverso la vicinale Pagliarone, dal nome dell’omononima
Masseria
Pagliarone (8).
E’
questa la zona più alta sul lago Alimini Grande : è possibile
ammirare l’intera distesa del lago,
la zona pinetata, mentre, è prevista, in questo punto, la costruzione
di un’area di sosta e di ristoro.
( Il tratto descritto è comune all’itinerario 5: Alimini e dintorni).
Proseguendo
verso Sud, costeggiando il lago e la pineta, ci immettiamo sul
canale "de lu strittu",
per continuare l’itinerario lungo il lago Fontanelle piccolo,
sino a giungere alla Masseria Muzza
(9).
Da
questo punto, continuando verso est, si raggiunge nuovamente la
S.S. n. 611 (10), per poi lasciarla,
dopo pochi metri sulla destra, e congiungerci con la Vicinale
Fabrizio (11), in direzione dell’agro
otrantino, e ritornare nuovamente al punto di partenza del percorso.
Percorso
Sud: Da
Otranto a Porto Badisco
L’itinerario
parte dal Comune di Otranto, uno dei borghi antichi più
suggestivi del Salento,
ricco di storia, che nel 1480 subì l’invasione dei turchi, e l’eccidio
di 800 martiri.
Suggestiva
è la visita nel piccolo centro storico, specialmente nei tardi
pomeriggi d’estate.
La
stretta stradina, lastricata di pietra viva, che dalla porta d’ingresso
del borgo antico si innalza
verso le mura, ospita tantissimi negozietti che espongono, tra
mille colori, terracotte e i tipici prodotti locali.
Obbligatoria
la visita al Castello, sede di mostre ed eventi culturali,
che animano le estati otrantine,
e alla vicina Cattedrale, con il rosone esterno riccamente
decorato, e il pavimento della Chiesa
ricoperto da un grande mosaico, dove tre alberi allegorici simboleggiano
il corso della vita.
Partendo
dall’incrocio di Via 800 Martiri (12) con la via Madonna del Passo,
a sud della città,
e percorrendo via Minerva, raggiungiamo l’Ipogeo delle Memorie
(13), sito nell’omonima valle,
ricca di testimonianze storiche, che si estende a nord e a ovest
del viadotto Minerva, separata da un perenne corso d’acqua, e ricca di una lussureggiante vegetazione.
Appena
arrivati, ci colpisce immediatamente la bellezza della Torre
Pinta, un torre colombaia
cilindrica, simile, con le sue merlature, ad una corona regale.
Un
lungo cunicolo, scavato nella collinetta di Torre Pinta (14),
consente di accedere ad uno dei
più straordinari e studiati monumenti del territorio otrantino.
L’ipogeo,
a croce latina, di particolare suggestione per la presenza di
numerose nicchie lungo
i muri perimetrali, risale all’era messapica, unico esemplare
in Europa.
Al
termine del corridoio d’ingresso, il vano circolare ha perso la
sua volta e sulle pareti è stata costruita
una colombaia a forma cilindrica.
L’ipogeo
fungeva da calendario solare, perchè la sua esposizione al sole,
proiettata da ponente
a levante, permetteva l’illuminazione del dromos, tale da orientare
gli abitanti.
L’ipogeo,
interpretato in età pre-cristiana, come ambiente adibito al culto
funerario, fu successivamente
trasformato in luogo liturgico, con l’avvento della Chiesa in
età cristiana e, successivamente, torre colombaia nel periodo borbonico.
Imboccando
la via Renis e percorrendola sino all’incrocio con il viadotto
Minerva, ci immettiamo
lungo la Vicinale S. Emiliano, la vecchia via che congiungeva
la Città di Otranto a Porto Badisco.
Inizia
in questo punto, uno dei tratti più suggestivi del litorale salentino.
Il
panorama è fortemente suggestivo, soprattutto nel tardo pomeriggio,
e in lontananza, ritagliata nella costa, si intravede la piccola baia delle
Orte, che promette uno dei bagni più belli ed
invitanti che l’Adriatico salentino possa offrire.
Proseguendo
per circa 1 km, all’altezza della zona militare, laddove il tratto
di costa non lascia
intravedere il mare, in quel punto, uno strettissimo viottolo,
permette di accedere al Faro della
Palacia,
a strapiombo sul mare, il vecchio faro abbandonato, che un tempo
permetteva alle navi
l’avvistamento della costa.
E’
emozionante riuscire a inerpicarsi su per la strettissima scaletta,
che porta in cima alla lanterna.
Dalla
sommità del faro, la vista spazia sull’intera costa adriatica,
sino a toccare il punto in cui
la linea del mare entra, impercettibile, nella fascia Jonica.
Nelle
vicinanze, prima di giungere al faro, sempre all’interno, possiamo
visitare una cava di bauxite,
dal tipico colore rossastro, con al centro un laghetto naturale.
Poi,
la strada corre tortuosa lungo fitte distese di verde ed un cielo
azzurro cristallo, mentre,
ogni tanto, una masseria diroccata fa capolino oltre i campi coltivati.
Dalla
litoranea S. Emiliano, in direzione sud, potremo raggiungere la
Masseria Monte Lauro
(15), nei cui pressi visitare una struttura agrituristica, dotata
di aree di parcheggio e con possibilità
di noleggiare delle biciclette, per apprezzare appieno i dintorni.
Riprendendo
la S. Emiliano, si raggiunge la S.P. Otranto - Porto Badisco,
per poi immetterci, dopo un breve tratto di strada, girando sulla destra,
nella Vicinale Panareo, sino a raggiungere
l’omonima Masseria Panareo (16), oggi centro
agrituristico.
Da
lì, immettendoci sulla Via Palade, potremo ammirare il suggestivo
paesaggio roccioso, formato
da rilevati e depressioni, punto, questo, denominato località
Canali, sino ad immetterci sulla S.P. Uggiano
- Porto Badisco.
Si
raggiunge, così, Porto Badisco (17), un piccolo
centro abitato da pescatori, ma frequentatissimo,
nel periodo estivo, da un turismo internazionale.
La
piccola convalle di Badisco, degradando verso il mare, forma il
suo porticciolo naturale.
Secondo
la leggenda, Badisco è stata la prima sponda adriatica toccata
da Enea nel suo viaggio in Italia, e si pensa che egli sia approdato proprio in quel
porticciolo.
Alla
bellezza paesaggistica, Badisco unisce il richiamo della eccezionale
Grotta dei Cervi,
scoperta nel 1970 ed oggi chiusa al pubblico, all’interno della
quale vi sono svariati pittogrammi, simbologie parietali dipinte a testimoniare l’impronta
della civiltà umana, nel trapasso dal
Paleolitico Superiore al Mesolitico e Neolitico.
Ma
Badisco riserva una grande sorpresa per chi è amante dei
ricci di mare, pieni di aculei
pungenti e ricchi di rosse e gustosissime uova, da gustare accompagnati
con pane casereccio, pezzetti di formaggio e spezzati da un bicchiere di buon vino.
Proseguendo
verso nord, sulla S.P. Porto Badisco - Otranto, riprendiamo il
tracciato sulla litoranea per S. Emiliano, non prima di aver volto lo sguardo
verso la Torre di S. Emiliano, un tempo torre d’avvistamento contro il turco invasore.
Poco
prima della Torre, sempre visibile, la possibilità di imboccare
sulla destra una stretta
carrareccia, per giungere alla Pineta dei Cervi,
dal nome dell’omonima grotta, dove poter sostare
per un picnic e riposare, immersi nel verde della splendida costa.
Lasciando
la litoranea ed immettendoci sulla Vicinale Ceppano, potremo raggiungere
l’omonima
Masseria Fortificata (19), costruita nel XVI
secolo, un edificio a due piani con caditoie e feritoie
per la difesa, collegato all’esterno da una scala munita, un tempo,
di ponte levatoio, per impedire l’accesso ai vani superiori della torre.
La
Masseria, conserva ancora una tipica corte rurale ed un’interessante
cappella del XVI secolo.
Continuando
verso nord, incontriamo la Masseria Creste (20),
un interessante complesso
rurale situato sul promontorio di Capo d’Otranto che, sul lato
rivolto al mare, presenta un pregevole portico.
Immettendoci
sulla Vicinale Nicola di Casole, si raggiunge l’Abbazia
di S. Nicola di Casole
(21), oggi in rovina, un tempo rinomato centro di studi ed importante
luogo di raccolta, traduzioni
e trascrizioni di numerosissimi testi antichi, fulcro di contatti
diplomatici fra la Chiesa di Roma
e l’Impero d’Oriente.
Riprendendo
il percorso, giungiamo alla Masseria Monaci (22),
oggi ristrutturata in centro
alberghiero e di ristorazione, dalla cui posizione potremo ammirare
il fantastico paesaggio e le stupende
insenature, che la costa ci offre in quel punto, oltre a sostare
per un rinomato pranzo a base di
pesce freschissimo.
Poco
più avanti, la Masseria delle Orte (24), risalente
al XVI secolo.
Volgendo
lo sguardo verso nord, guardiamo la Torre del Serpe
(25), oggi simbolo civico di
Otranto, un’antica costruzione, probabilmente di epoca romana,
ricostruita da Federico II di Svevia,
con funzione di faro e torre di avvistamento.
Un’antica
leggenda narra di un serpente marino che, risalendone i muri,
beveva l’olio della lampada
del faro.
L’itinerario
scende, quindi, verso Otranto, incontrando, nell’ultimo tratto,
il Santuario di
S. Maria dei Martiri
(26), sul Colle della Minerva.
La
Chiesa, dedicata agli 800 martiri di Otranto, in ricordo della
loro testimonianza di fede nell’Agosto
del 1480, sorge proprio sul luogo del martirio, sulla sommità
di una collinetta che prese il nome
di Colle della Minerva, e rappresenta il centro
che irradia la storia religiosa e civile di Otranto.
Lasciandoci
alle spalle la Chiesa, facciamo ritorno nella Città di Otranto,
per terminare quest’interessante
percorso, ricco di storia, arte e natura. |