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nostro itinerario è circondato da larghissimi uliveti secolari,
all’interno di ruvidi muretti a
secco, che delimitano le strade e i sentieri, interrotti da pale
di fichi d’india.
Solo
alcuni tralicci della luce disturbano la quiete degli ulivi, mentre
facce di contadini segnate
dalla fatica e dal sole, sembrano divenire tutte uguali, tranquille,
pervase da un’apparente serenità durante il loro lavoro.
Giunti
nel Comune di Martano, l’itinerario parte dal piazzale antistante
il Convento di Santa Maria
della Consolazione (1), e
nello spazio antistante l’ingresso, si presenta un alto
palmizio e una fontanella, dalla quale sgorga un’acqua freschissima.
L’interno
della Chiesa sprigiona una bellezza mistica.
Sopra
l’altare, una statua della Madonna che stringe il Bambino, mentre,
poco più in alto, vediamo
l’affresco della Madonna della Consolazione, risalente alla fine
del 500, che è stato ritrovato
durante gli scavi nella Cappella preesistente, sotto il perimetro
sacrale.
Il
pavimento, realizzato in piastrelle di ceramica, è stato originalmente
decorato da pittori
appartenenti alla scuola napoletana del 500.
A
sinistra, gelosamente custodito da una nicchia di legno, troviamo
la parte di un’affresco di Maria con in braccio il Bambino, (XIII secolo), ritrovato
in un’altra cappella scavata
all’interno del Convento.
Nel
Chiostro del Monastero è in allestimento una Pinacoteca, con pitture
di interesse nazionale
ed un museo di oggettistica, numismatica e ceramiche della scuola
napoletana.
Lasciato
il Monastero, e percorrendo la S.P. n. 147, all’ingresso del centro
urbano di Martano,
troviamo il frantoio ipogeo (2) e la Chiesa
rurale della Madonnella (3).
Proseguendo,
incontriamo il Cimitero di Martano, all’interno del quale è stata
costruita la Chiesetta
della Madonna degli Angeli, ora in ristrutturazione, con l’annesso
campanile ed una Chiesetta rurale nella parte retrostante.
Dal
Cimitero, scendiamo in direzione del centro storico di Martano,
che presenta un Castello
medievale, cinto da mura e dotato di torri di difesa.
Di
interesse storico, l’antico Palazzo Moschettini,
del XIII secolo, in Via Catumerea, appartenuto
in origine alla Famiglia Andrighi (4), che presenta un balcone
riccamente decorato, e le case a corte, tipiche costruzioni salentine.
Sulla
strada di fronte, il Palazzo baronale dei Comi, nel cui cortile
interno, in fondo all’agrumeto,
si conserva, in una cappelletta, un antico affresco murale.
Il
percorso continua verso Castrignano dei Greci, seguendo la strada
vicinale che costeggia
la Masseria Castrignanò (5).
Entriamo
nel centro storico di Castrignano, attraverso il Parco
delle Pozzelle (6), dove possiamo
sostare in un’ampia e fresca pineta, nel cui terreno sono incastonate
delle pile forate, squadrate nella pietra, che assomigliano a tanti piccoli pozzi bassi
e tondi, che danno vita ad uno sfondo, dove passeggiare in una natura verde e rilassante.
Dall’uscita
del parco, scendendo per Via Pozzi, si può ammirare, in lontananza,
uno scorcio della Cupola e del Campanile della Chiesa Madre di Maria
SS. Annunziata, in un ambiente
circondato dalle tipiche case basse.
Proseguendo,
si incontra il Castello Baronale, del quale osservare il particolare
dello stemma
nobiliare ed i putti laterali sottostanti la finestra principale,
e, poco più avanti, la Cripta di S. Onofrio (7), che
rappresentano i monumenti più importanti da visitare.
Di
fronte la Chiesa della SS. Annunziata, e percorrendo la stretta
Via Immacolata, giungiamo
alla bellissima Chiesetta della Congregazione della Madonna Immacolata,
semplice nella
sua costruzione, esempio caratteristico della tipologia architettonica
usata nel Salento per le costruzioni
rurali.
L’itinerario
prosegue lungo la viabilità minore, e inoltrandosi nella campagna
verso il Comune
di Melpignano, si raggiunge la Cappella della Madonna
dell’Arcona (8), all’interno della quale ammirare l’altare e le colonne tortili riccamente decorate.
Superata
la Strada Provinciale n.35, giungiamo nella Piazza centrale del
paese di Melpignano, caratterizzata dalla Chiesa Matrice, incorniciata in
una suggestiva panoramica nella parte
retrostante; dal Complesso conventuale degli Agostiniani
(9), risalente al cinquecento.
Interessante
la visita dell’abbazia e del giardino, dove potremo concederci
una sosta, per interrompere
momentaneamente un percorso intenso di storia e di cultura, ma
soprattutto caratterizzato dai colori limpidi della natura.
Il
percorso continua fino a giungere nella suggestiva Piazza S. Giorgio,
con i suoi portici
(10), e la Chiesa di S. Giorgio, e poco più in
fondo, il Castello Baronale, in completa
ristrutturazione, all’interno del quale, un’antico giardino, ospita
il profumato odore di un agrumeto, e
tutt’intorno sono sparsi i resti di antichi arredamenti in pietra.
L’ultimo
tratto del percorso nel paese di Melpignano, passa dai giardini
cinquecenteschi e dal frantoio ipogeo.
Dal
Convento degli Agostiniani, ci dirigiamo verso
ovest, scavalcando la S.S. n.16, sino a giungere
nel paese di Corigliano d’Otranto.
Lo
spostamento, permette di seguire un itinerario rurale, in cui
il paesaggio circostante si apre
ad ampio spettro visivo, ricco di oliveti secolari e pale di fichi
d’india, dove casine abbandonate e muretti
a secco recitano la parte di primi attori, in un ambiente caratterizzato
dalla luce, tra sensazioni di quiete e serenità.
Giunti
nel centro storico, arricchito dalle case a corte, il primo incontro
è con il Castello (11).
Proseguendo,
giungiamo in Piazza S.Nicola, dove una fontana e la Torre dell’Orologio,
del 1562, con l’antica Meridiana, volgono lo sguardo al quattrocentesco
Arco Lucchetti (12) e allo splendido balcone
dell’antico Palazzo baronale Comi, oggi sede di un importante
Istituto di Credito.
Il
percorso riprende in direzione Nord, discendendo l’antica strada
accanto alla vasca dell’acquedotto
pugliese (13).
Seguendo
la S.P. n.227, che conduce al bosco di querce (14), incontriamo,
successivamente, la Masseria di Spalungano (Falungano)
(15), inserita in una larga cava di pietra, che
sorge sopra un complesso rurale semifortificato.
La
Masseria, completamente disabitata, è cinta, tutt’intorno al suo
perimetro, da alberi d’olivo
e fichi d’india.
Di
fronte, spostata sulla sinistra, in altura, si vede chiaramente
Torre Cumirri (16) e l’annessa
Masseria, immersa in un agro interamente coltivato.
Lungo
questo tracciato, è possibile una deviazione per la Chiesetta
della Madonna di Loreto (17),
non molto lontana.
La
Chiesetta, nel feudo di Zollino, è inserita in una pineta, ed
è stata un importante luogo di
sosta nel secolo precedente.
Al
lato, in una grotticella costruita con pietre a secco, troviamo
la statua della Madonna, mentre
l’arredo all’interno e un’antica pittura della Vergine, sopra
l’altare, rivelano la semplicità del luogo.
Si
racconta che la statua della Madonna, fu donata dai soldati al
Comune di Zollino, nel 1945, e
successivamente rubata.
Successivamente,
un artista locale ha riprodotto la statua, per sostituirla all’originale
rubato.
Rientrando
in agro di Soleto, procediamo verso il Largo Cupone
(18), oggi caratterizzato da una grande Villa Comunale, a ridosso dell’Extramurale
di Soleto.
Soleto
è ricchissimo di storia, raccontata dalle sue Chiese, dai Monasteri,
dai Palazzi nobiliari.
In
pieno Centro Storico, si erge splendida, la Guglia di
Raimondello Orsini (19), architetto ai tempi del Vescovo Pappacoda, orgoglio dell’architettura
barocca salentina del 1500, che, con il Campanile, è annessa alla Chiesa Matrice di Maria SS. Assunta.
Nella
centrale Piazza Municipio, è possibile visitare un’antica farmacia,
dalle edicole in pietra
leccese finemente decorate, mentre, di fronte, vediamo la Chiesa
di S. Nicola, risalente al XVIII secolo, con un portale d’ingresso che offre ai visitatori un
momento di arte scultorea tramandata
nei secoli.
Annesso
alla Chiesa, il Convento delle Clarisse (21).
Seguendo
una chiara segnaletica, arriviamo alla Chiesetta di S. Stefano,
dal bellissimo portale
d’ingresso, risalente al XIV secolo e dagli interni interamente
affrescati.
Sul
piccolo altare è posto il ritratto del Santo.
L’itinerario
prosegue verso il Convento di S. Maria delle Grazie
(22), costruito nel XIX secolo,
in completa ristrutturazione all’interno, in attesa dell’avvento
giubilare.
All’ingresso
del Santuario, un antico crocifisso è montato su una base di pietra.
Proseguendo
in direzione di Sternatia, sulla nostra destra, si scorgono, attraverso
un cancello
aperto, i resti del colonnato e del portico dell’antico giardino
dell’Opera Pia.
Si
prosegue su una viabilità minore, in direzione dell’uliveto ed
del lago stagionale del Capraro
(23).
Superando
il ponte della S.S. n. 664, entriamo nel paese di Sternatia, in
direzione della Cappella
di S.Vito (24).
L’abitato
è tra i più caratteristici dell’area salentina di Grecìa, e nella
sua parte antica, vicoli
e stradine si intrecciano come la sua storia.
L’itinerario
continua dall’ex Convento dei Domenicani, risalente
al XVII secolo, al quale è
annessa la Chiesa di S.Vincenzo.
Procedendo
verso la Chiesa Matrice, incontriamo l’Arco di Porta Filia,
unito ai resti delle mura
storiche.
Una
suggestiva inquadratura ci attende attraversando l’arco: il bellissimo
campanile della Chiesa
Matrice.
Oltrepassando
la porta, sulla sinistra, il Frantoio Ipogeo, del XVI secolo,
che, con l’Arco,
rappresenta uno dei maggiori beni storico-artistici del Comune
di Sternatia.
Risalendo
la strada, raggiungiamo la Chiesa Matrice di Maria SS. Assunta,
e il bellissimo Campanile.
A
questo punto, è significativo visitare l’interno della Chiesa,
dove l’altare principale ma, in
particolar modo, i due altari laterali, sono decorati da colonne
tortili riccamente scolpite in stile barocco e da affreschi molto ampi, mentre il soffitto è pregevolmente
istoriato in una colorazione
di un azzurro molto intenso.
E’
questo il chiaro segno di una grande fede cristiana che da sempre
ha pervaso gli animi della gente
salentina.
Importanti,
sul percorso, le Cripte di S. Sebastiano e di S. Onofrio.
Poco
distante, verso sud, accanto ai binari delle ferrovie Sud-Est,
incontriamo il Menhir della Stazione
(25).
Superato
il passaggio a livello, si entra nel Comune di Zollino, proseguendo
verso il Largo
Pozzelle (26), attraverso il Centro Antico.
Ubicata
nella campagna, poco distante dal boschetto delle Pozzelle,
(26) troviamo la Cappella
di Apigliano, un antico casale creduto medievale, ma
che ha rivelato, a seguito di recenti scavi,
un origine bizantina (27), il luogo ideale per una breve sosta.
Rientrando
nel Largo Pozzelle, l’itinerario prosegue verso il Comune di Martignano,
attraversando
la zona delle Lamelle, dalla quale si può ammirare l’intero territorio
della Grecia Salentina.
Nel
centro urbano di Martignano, possiamo vedere l’ex convento
dei Minori Conventuali, con la Chiesa di S. Francesco e la Cappella
della Conella (28).
Successivamente,
nel Comune di Sternatia, possiamo visitare la Cappella del
Mantovano, risalente al XVI secolo.
Poco
distante, incontriamo la cittadina di Calimera, che si raggiunge
attraverso una stradina
vicinale, parallela alla S.P. n. 30, caratterizzata da un forte
declivio tra la serra di Martignano e
la piana di Calimera (29).
Arrivati
a Calimera, inoltrandoci in direzione del centro storico, arriviamo
nella centrale Piazza
del Sole, dove sono costruiti, una di fronte l’altro, la Chiesa
Matrice di S. Brizio, Santo Protettore della cittadina, con il suo Campanile e il Palazzo Comunale,
di colore giallo ocra, mentre le due campane in ferro battuto
scandiscono i rintocchi delle ore.
Sulla
facciata principale della Chiesa, due affreschi raffigurano, sulla
sinistra S. Rocco e sulla destra S. Lucia.
Alle
spalle della Chiesa, possiamo visitare la Cappella Gentilizia
del SS. Crocifisso, che ospita, sull’altare, una statua
lignea del Cristo in Croce.
Secondo
la tradizione popolare, la statua sarebbe stata ritrovata in mare,
miracolosamente intatta.
Se
abbiamo voglia di curiosare ancora, Calimera offre la possibilità
di visitare la Cappella
del Mantovano, il vecchio mulino, nelle vicinanze del
Cimitero, il frantoio ipogeo, il Museo civico di Storia Naturale.
Sulla
Stada Vicinale S.Vito, è interessante visitare l’omonima Chiesetta,
aperta ai visitatori
solo i due giorni successivi alla ricorrenza della Pasquetta,
all’interno della quale è molto interessante vedere la Pietra della Fertilità.
Si
tratta di un grande masso forato, che simboleggia l’utero materno
e la nascita del bambino.
La
tradizione vuole, che coloro che passeranno all’interno del foro,
avranno il beneficio della fertilità.
Da
Calimera, è possibile il collegamento con il vicino abitato di
Vernole, riallacciandosi quindi
all’itinerario n. 3, che conduce a Roca Vecchia e alle Cesine.
Riprendendo
il percorso di Grecìa, si può proseguire verso il bosco di Calimera,
dove è situata
la Chiesetta Ipogea di S. Biagio (30).
Quindi,
rientriamo al punto di partenza, in corrispondenza del Convento
di S. Maria della Consolazione, dove ha termine l’itinerario,
incontrando, lungo il percorso, la Masseria Guidini
e la casa gentilizia Coluccia. |