| L’itinerario
si snoda a partire dall’Oasi naturalistica "Le Cesine",
oasi di natura, a 12 Km circa
dalla città di Lecce.
Lo
stradone, che la collega alla vicina Lecce, chiamato "il fondone",
percorre parallelo la S.P. in
direzione di S. Cataldo, l’immediata spiaggia nelle vicinanze
della città.
L’ambiente
circostante sembra illuminarsi alla luce del sole, e prati, e
margherite selvatiche,
e uliveti, e masserie fortificate, sembrano dare vita ad una cartolina
illustrata.
Al
termine della strada, voltando sulla destra, attraverso una galleria
di pini, circondata da una
fitta pineta, arriviamo alle Cesine, zona umida di valore internazionale,
oggi Parco naturalistico protetto, dove la Masseria omonima (1), recentemente ristrutturata, ed adibita
a centro
visite, accoglie, con il suo personale specializzato, i visitatori,
accompagnandoli nelle visite guidate
dei vari percorsi.
All’interno
dell’oasi, ci sono tre itinerari, che percorrono la macchia e
la pineta, e portano
agli specchi di acqua dolce, dove capanni e torri di avvistamento
favoriscono l’osservazione, lo studio e il riconoscimento degli uccelli, e della fauna presenti,
e della flora ricca e rara, quale il giglio e la violaccia di mare, l’iris giallo, con i suoi fiori, e
le bellissime orchidee color porpora.
Proseguendo
sulle strade vicinali Rotondella, Chiusura Nuova e Bosco del Demanio,
ci dirigiamo verso il Comune di Vanze.
Entriamo
nel piccolo paese, attraverso la Porta Monumentale
(2) che segnava l’ingresso verso il mare, e serviva da difesa ad una serie di case
a torre del 1500, che ancora oggi si trovano all’interno del paese.
Accanto
alla Porta, la Colonna della Vergine Maria e, poco più avanti,
la Chiesa Matrice (3).
Situata
al centro del paese, tipica residenza di Vanze del XVI secolo,
la Masseria Baglivi (4), una
costruzione bassa, in Piazza Fiume.
Il
percorso prosegue sulla S.P. Vanze-Acaya, per raggiungere la cittadella
fortificata di Acaya (5), unico
esempio di città-fortezza nel Meridione d’Italia.
L’antico
Borgo di Segine, sul finire del XIII secolo, fu concesso
da Carlo d’Angiò in feudo a
Gervaso d’Acaya (5) e la cittadella assunse l’attuale nome di
Acaya, quando, nel 1535, Giangiacomo dell’Acaya, architetto militare di Carlo V, costruì la
cinta muraria e il fossato al castello,
fatto edificare dal padre Alfonso ventinove anni prima.
Nel
1714, il castello e il borgo furono devastati dai Turchi, che
avevano assalito il territorio
di Vernole.
Raggiungiamo
il Centro Storico, attraversando la Porta di S. Oronzo, splendidamente
istoriata
dagli stemmi nobiliari degli Acaya, e prolungamento delle mura
di cinta del castello, oggi in completa
ristrutturazione.
In
cima alla porta, la statua del Santo, guardiana e protettrice
della città.
Lasciando
Acaya, e proseguendo sulla S.P. per Merine, ci immettiamo sulla
Vicinale Fossa,
e attraverso un sentiero disegnato nella campagna, raggiungiamo
la Masseria Visciglito (6) circondata da oliveti secolari, i più vecchi d’Europa, oltre 2000
anni.
I
loro tronchi robusti e nodosi, scavati dalla storia, disegnano
forme di pitture impressioniste.
In
questa zona, si accampò Ottaviano, sulla via per Lupiae, l’attuale
Lecce.
La
Masseria rappresenta uno splendido esemplare, ormai diroccato,
con ampi colonnati come basamento.
Percorrendo
la strada vicinale Gesuini Curti Nei, si raggiunge la frazione
di Strudà, che per
tutto il MedioEvo appartenne alla contea di Lecce, mentre, nel
XVI secolo, fu feudo dei Pagano, nel 1600 dei Saluzzo e, successivamente, per più di un secolo,
dei Saraceno.
Entriamo
nel centro storico del paese: nella Piazza Vittorio Veneto, il
primo incontro è con il
Palazzo Baronale dei Saraceno (XVII - XVIII secolo)
(7), con la sua mole quadrangolare che domina la piazza principale, e le sue bellissime sale interne,
poi la Torre dell’Orologio (8), la Chiesa
Matrice (9), del 1200, attualmente restaurata, e le tipiche
abitazioni a torre e abitazioni a Corte
(10), e i ruderi del Monastero dei Francescani Scalzi, edificato
nel XVI secolo (11).
Il
percorso prosegue sulla S.P. Strudà-Torre Nuova, attraversando
la S.P. Lecce-Vernole.
Percorrendone
un tratto, questa si congiunge con la vecchia Comunale Pisignano-Strudà,
a metà
della quale, a circa 100 metri sulla destra, è possibile scorgere,
nella campagna, un gigantesco leccio plurisecolare, ultimo residuo dell’originaria selva che circondava
Lecce, chiamata la Lizza dei Briganti (12).
Il
tronco del leccio ha una circonferenza di 4 metri circa, e i suoi
rami piegano sino a terra,
coprendo una vasta area del terreno circostante.
Si
racconta che la sua folta e scura chioma fosse, in passato, sicuro
nascondiglio e ritrovo dei briganti.
Da
questo punto, proseguendo sulla S.P. Lizzanello-Pisignano, si
arriva nella frazione di Pisignano,
che fu feudo della Chiesa leccese a partire dal 1115.
Dopo
essere appartenuto ai Pisanello, nel XVI secolo, e poi a Giangiacomo
dell’Acaya, fu venduto,
tra il 1574 e il 1630, per ben tre volte, fino a pervenire in
proprietà ai Severino.
Procedendo
nell’interno del paese, possiamo visitare la Chiesa Matrice
(16), nella quale si
notano ancora tracce dell’antica chiesetta in stile romanico,
edificata nel XII secolo, successivamente ingrandita e modificata.
A
pochi metri il Palazzo Conti Romano (17), con
un elegante portale del 1600.
Il
Palazzo, è ora sede di un’importante scuola di scacchi, alla quale
è annessa una biblioteca
nazionale specializzata.
Proseguendo
verso l’uscita del paese, si trovano il Menhir Mater Domini
(13) e l’attigua Cappella Mater Domini, risalente al XVIII
secolo (14), in un’area contenente un’altra antica cappella.
La
Chiesetta di Santa Severina, del XVII secolo
(15), e le abitazione a corte (18), completano
la visita a Pisignano.
Lasciando
il paese, per immetterci sulla S.P. Pisignano-Vernole, raggiungiamo
l’abitato di Vernole,
la cui storia risale all’anno 1115.
Con
i Normanni, il casale fu aggregato alla Contea di Lecce, e per
metà, il suo feudo fu donato
dal Conte Goffredo alla Chiesa Vescovile leccese, alla quale appartenne
fino al 1806.
All’interno,
un interessante centro storico, ricco di Chiese, e in Piazza Vittorio
Veneto, possiamo
visitare la Colonna di S. Anna, ultimata nel
1781 (19), la Torre dell’Orologio e la Fontana monumentale (20), inaugurata nel 1933, su
progetto dell’architetto leccese Giuseppe Rossi,
e costruita per l’arrivo a Vernole dell’Acquedotto Pugliese.
Il
Palazzo Baronale, del 1700 (21), si protende
elegante sulla piazza principale, mentre la Chiesa
della Visitazione, del 1641 (22), fu la prima Chiesa
parrocchiale del paese, e anticamente chiamata Chiesa di Santa Maria del Monte.
La
Chiesa di Sant’Anna, del VVII secolo (23), è
dedicata alla Santa protettrice, mentre la Chiesa
di Santa Maria dell’Assunta (24), che rappresenta un
bellissimo esempio in stile barocco, fu edificata sull’area di un precedente edificio di culto,
ed ultimata nel 1730.
Sotto
la Piazza Vittorio Veneto, interamente scavato nella roccia, troviamo
il Frantoio ipogeo
Caffa (26),
che risale all’anno 1500, con i suoi torchi e le sue macine.
Chiuso
nei primi anni del secolo, è stato recentemente recuperato, e
conserva inalterato il fascino
architettonico e il profumo nostalgico dei tempi antichi.
Il
frantoio, visitabile all’interno, lascia ancora oggi osservare
la tecnica, i ritmi e la metodologia
di lavorazione dell'ulivo, nel 1500.
La
credenza popolare narra che il trappeto era popolato da buffi
folletti, detti Uri, che si attivavano
durante la notte, annodando dispettosamente le code ai cavalli,
mentre, di giorno, riposavano nel trappeto.
Il
Frantoio semi-ipogeo (27), risalente all’anno
1700, dimostra, invece, come sia variata,
nei due secoli successivi, la tecnica di lavorazione dell’olivo.
Lasciando
Vernole e la sua storia, quasi fuori l’abitato, accanto al Cimitero
del paese, si incontra
l’antica Chiesetta dell’Incoronata (28), costruita
nel 1600.
L’itinerario
prosegue, percorrendo la S.P. Vernole-Acquarica, fino ad arrivare
nella frazione
di Acquarica.
La
zona fu certamente abitata sin dal III e IV secolo. a.C., dall’antica
e civilissima popolazione
dei Messapi: ne sono testimonianza, oltre ai recenti ritrovamenti
in Località Pozzo Seccato (29), ad opera dell’Università di Lecce, che ha tutt’ora in corso
un programma di ricerche, le tombe
a grotticella, scoperte negli anni 40, il cui materiale recuperato
è depositato presso il Museo Archeologico
di Taranto.
Durante
il percorso, nella campagna circostante, possiamo ammirare maestosi
pagliari.
All’interno
di Acquarica, incontriamo, in Piazza Malta, la Chiesa Matrice
e la Torre dell’Orologio (30).
Il
Castello (31), formato da una robusta torre rettangolare
a due livelli, sulla cui sommità si possono
notare alcune caditoie, si pensa progettato da Giangiacomo dell’Acaya,
su committenza di Giovanni Maria Guarini, nel 1549.
Lasciato
il paese di Acquarica, ci inoltriamo lungo una strada comunale
che conduce in agro di
Melendugno, lungo il sentiero che si dirige verso la zona di Cassano
(32), una zona umida, di passo per molte specie migratorie.
Lungo
il percorso, il paesaggio circostante diventa bellissimo, ornato
da prati e verdissimi uliveti, sfumato da colori cangianti alla luce del sole.
Non
è un paesaggio comune, quello che si rivela a chi ha lo spirito
di scoprirlo, di introdursi per sentieri e stretti viottoli di campagna, terra di
contadini e masserie, ora diroccate ora molto attive, e torri colombaie e da difesa, ormai abbandonate, se
non ristrutturate per uso agrituristico.
Prima
di immetterci sul sentiero per Cassano, giungiamo in prossimità
del Cimitero di Melendugno,
all’interno del quale possiamo ammirare la bellissima Cappella,
e l’annessa Abbazia di S. Niceta. (II secolo).
Proseguendo
su un sentiero, che inizia di fronte il Cimitero, ci inoltriamo
nella zona di Cassano,
non molto lontana dal mare, in direzione del litorale adriatico.
Avvicinandosi
al mare, la zona si arricchisce di macchia mediterranea, degli
arbusti di timo e
di mirto, mentre sul tragitto, scorgiamo le Masserie Nuova
(33) e San Basilio (34).
Portandoci
sulla la S.P. Melendugno - S. Foca, e percorrendo un breve tratto
in sede riservata,
in direzione di Melendugno, costeggiamo la bellissima Masseria
fortificata Incioli (35) e raggiungiamo Roca Vecchia, una località balneare, nota oltre che
per la sua costa, per la bellissima Grotta
della Poesia, ben inserita nel Parco Archeologico di Roca,
la Chiesetta (36), la Torre di avvistamento,
ormai diroccata (37), e la zona degli scavi archeologici (38),
dove ha termine il nostro itinerario. |