Il
percorso inizia da Porto Cesareo, uno dei litorali sabbiosi
più suggestivi della costa, 20
Km. di arenili bianchissimi e dune mediterranee, uno Jonio cristallino
dove la storia di invasioni e torri
difensive si riflette in una delle più limpide acque del Salento.
Nelle
giornate più trasparenti, il luccichio del mare si perde nelle
tonalità degli azzurri, che confondono
acqua e cielo e orizzonte, mentre la Torre Cesarea (1),
al centro del paese, (XVI secolo),
si specchia nel porticciolo antistante.
Vale
la pena di girare nelle vie centrali del piccolo paese dove, sin
dalle prime luci dell’alba,
si spargono i profumi del pesce freschissimo e dei frutti di mare,
dai banchetti di uno dei più rinomati mercatini ittici del Salento, dove la contrattazione
è l’arte di un semplice comunicare quotidiano.
Dalle
vie centrali, ci dirigiamo fuori al paese e, percorrendo un tratto
della S.P. detta litoranea
ionica, svoltiamo a sinistra, pedalando su un sentiero interno,
lungo il quale incontreremo una
serie di vecchie Masserie.
Tra
queste, la Masseria la Fichella (3) e la Masseria Bellanova
(2), del XIX secolo, oggi
centro agrituristico e ben inserito in un ambiente molto ampio,
con un elegante costruzione dal classico
color rosa, e un maneggio per cavalcare nella natura, mentre alle
spalle della masseria, si eleva una
torre difensiva del periodo ottocentesco.
Continuando
il percorso, ci immettiamo nuovamente sulla Provinciale litoranea,
sino ad arrivare
all’altezza della Strea (4), un’importante risorsa naturalistica
e zona umida dove, ben conservata,
fa bella mostra di se una torre difensiva, a ridosso della
spiaggia.
Abbandonata
la litoranea, svoltiamo sulla sinistra, percorrendo una strada
di viabilità secondaria,
e superato l’incrocio con la Provinciale n.112, la c.d.
Tarantina, procediamo per un breve tratto,
giungendo alla Masseria Giudice Giorgio (5), costruita
nel XV-XVI secolo.
Rientrando
sulla Provinciale, procederemo sulla nostra sinistra, per un breve
tratto, sino ad incontrare
la Masseria il Console (6), del XVI secolo, recentemente
ristrutturata ed adibita a ristorante, dove gustare una cucina tipica casereccia.
Proseguendo
sul tragitto, abbandoniamo la strada provinciale, per deviare
a sinistra, seguendo
un percorso di viabilità secondaria, per incontrare, dopo un breve
tratto, la Masseria Abbate
Cola (7), costruita nel XVI secolo e, più avanti, incrociare
nuovamente la provinciale dove, superato l’incrocio, scorgeremo la Masseria Sarparea dei Pandi
(8).
A
questo punto dell’itinerario, ritornando sulla litoranea n.286,
raggiungiamo la frazione di S.
Isidoro, a pochi chilometri dal paese di Porto Cesareo, famosa
per i suoi allevamenti di frutti di mare,
da gustare al momento sui banchetti, spezzati da pezzetti di formaggio
e un bicchiere di vino buono, per poi visitare, a pochi metri dalla spiaggia, l’imponente
Torre difensiva (9).
Percorrendo
la litoranea in direzione sud, si costeggia la Palude del Capitano
(10), caratterizzata
da una zona umida di notevole importanza naturalistica ed ambientale,
per incontrare, subito
dopo, la Masseria Bellimento (11), al centro della quale
fa bella mostra di se un vecchio torchio,
segno di secolari spremiture artigiane e canti contadini.
Pedalando
sull’itinerario, sempre costeggiando il tratto litorale, si arriva
in località Torre
Inserraglio (12),
oggi sede di un recente ed elegante villaggio turistico, dotato
di impianti moderni e nuovissime
strutture sportive.
Dopo
circa tre, quattro chilometri di una strada che comincia a divenire
tortuosa, ecco riapparire
sulla nostra destra il mare, di un azzurro intenso, che in questo
punto si mischia ad una scogliera bassa e irsuta, contrastando l’acceso verde dei campi e
le irregolari pale di fichi d’india e l’arato marrone della terra.
Da
questo punto, la scogliera inizia a divenire gradatamente più
alta, infoltita da una fitta pineta
e macchia mediterranea, mentre l’azzurro dell’acqua, sempre più
intenso, e la luce del sole illuminano, in una grande piscina naturale, la bellezza di uno scenario
esclusivamente incantevole.
La
Torre di Uluzzo (13) (XVI secolo), diruta, ci appare adagiata
su un costone a strapiombo
sul mare, mentre una profondità di campo ci permette di intravedere,
in lontananza, le sfumature dei contorni della baia di Gallipoli.
Da
questo punto, a piedi, possiamo raggiungere, lungo un sentiero
(14) di particolare valore paesaggistico ed ambientale, le varie grotte rinvenute
sul tratto di costa che va dalla Torre di Uluzzo,
fino a Porto Selvaggio, e la Grotta del Cavallo è
quella che meglio rappresenta l’evoluzione preistorica della zona (dal Paleolitico medio al Neolitico).
Passando
attraverso la pineta di Porto Selvaggio, giungiamo sino alla storica
Masseria dell’
Alto (15), dotata di un’area di sosta, dove fermarci al fresco
dei pini.
All’interno
della Masseria e a picco sul mare, possiamo ammirare la Torre
dell’Alto (16), del XVI secolo, ben inserita
tra l’insenatura di Porto Selvaggio e la scogliera di Santa
Caterina, una delle località più eleganti e mondane dello
Ionio salentino.
Percorrendo
circa un chilometro, svoltiamo sulla destra, all’altezza di una
stazione di rifornimento
e, percorrendo l’intero tratto di Strada Provinciale che attraversa
la loc. Mondo Nuovo, arriveremo
ad incrociare la S. P. Galatone - S. Maria al Bagno.
Arrivati
all’incrocio, svoltiamo a sinistra e, prima di proseguire per
il nostro itinerario, nuovamente
sulla sinistra, si ha la possibilità di visitare la Masseria
Fiume. (20).
Riprendendo
la Strada Provinciale Galatone-S. Maria al Bagno, in direzione
della cittadina di Galatone, il nostro itinerario, per un breve tratto,
interseca l’itinerario n.12, Gallipoli e dintorni,
interessando la parte occidentale del territorio comunale galatonese.
Raggiungendo
il quadrivio tra le strade provinciali Nardò-Gallipoli e S.Maria
al Bagno-Galatone, e
superato l’incrocio, sempre in direzione di Galatone, incontriamo
l’antica struttura difensiva Torre Perez (21), risalente al XVI secolo, oggi
completamente ristrutturata e sita all’interno di un’abitazione privata, una Torre masseriale strettamente
legata al centrale complesso di Morice, di cui costituiva
l’organismo difensivo.
Proseguendo
sempre in direzione di Galatone, dopo circa 600 metri, ci inoltriamo
su un sentiero,
che percorre la strada che ci condurrà in località Morice e
una deviazione sulla destra ci conduce,
per un tratto sterrato lungo circa 1 Km., alla Masseria Morice
Piccolo (23).
A
circa 700 metri dall’incrocio per la strada maestra, si giunge
alla Masseria Morice Grande (22),
dove l’ambiente circostante è caratterizzato da ampie zone di
macchia mediterranea, alternate
a fondate e canaloni di terra.
La
Masseria, ancora oggi abitata, è incastonata in un ambiente molto
suggestivo mentre, all’interno,
si conserva intatta una cappella votiva riccamente affrescata.
Superata
la Masseria, a circa 500 metri, giungiamo ad un crocevia, dove
potremo vedere l’edicola
votiva intitolata Cristo di Mare (24) ammirando un bell’affresco
del Cristo, che decora l’interno
di questa cappelletta rupestre.
Voltando
a destra, in direzione di Galatone, e superato il ponte ferroviario,
la strada diviene
tortuosa e costeggiata da muretti a secco, in parte dismessi,
mentre, all’interno, la campagna ci ubriaca di colori, e uliveti, e pagghiare e, lungo questa stretta
strada, potremo incontrare una serie di altre edicole votive, affrescate in modo suggestivo, segno
di un linguaggio che documenta della grande fede religiosa di un popolo contadino.
Poco
più avanti, sulla destra, ci appare la Chiesa dello Spisari,
superata la quale, svoltando
a sinistra, ci immettiamo sulla Strada Vicinale Sferracavalli,
che ci condurrà alla bellissima Abbazia
di San Nicola in Pergoleto (25), inserita all’interno di una
Masseria privata e visitabile con
il consenso del proprietario.
Si
tratta di un antico monastero di origine bizantina, dove gli edifici
superstiti risalgono al XVI e al
XVII secolo, mentre, dell’antica abbazia, oggi restano solo alcune
parti rinascimentali della facciata, tra cui due colonne a mezzo
tondo con i capitelli compositi e un portale a tutto sesto,
sormontato da un ricco stemma cardinalizio.
Lasciando
l’abbazia e svoltando sulla sinistra, incontriamo un passaggio
a livello incustodito e, proseguendo per altri 400 metri, prima di svoltare
nuovamente sulla sinistra, potremo osservare il grande complesso masseriale di Corillo (26),
che si articola intorno ad una torre difensiva eretta nella metà del XVI secolo, che comprende, oltre
alla masseria fortificata, la Cappella di
S. Michele Arcangelo, e tracce di insediamenti rupestri.
Riprendendo
il percorso, la strada si presenta sterrata per circa 1 Km., e
pedalando sulla carreggiata
percorsa in precedenza, ci riportiamo al crocevia, nel punto dov’è
situato il Cristo di Mare.
Proseguendo
in direzione della marina, si attraversa una caratteristica macchia
mediterranea e le antiche cave, incontrando, dopo circa 1 Km., la
strada provinciale Nardò-Gallipoli.
Superato
l’incrocio, ci immettiamo sulla S.P. Gallipoli-Taranto, denominata
la Tarantina, sino a
giungere fino all’incrocio con la provinciale Nardò-S.Caterina.
Svoltando
a destra, si attraversa la zona Masserie Pagani (27), un
tempo residenza estiva
di ricchi possidenti, che hanno dato vita, rielaborando negli
stili più disparati, quali il liberty, il gotico,
il cinese e soprattutto il moresco, a splendide ville esotiche
e fortemente decorative, che si concentrano,
oltre che in questa zona, anche nella parte del leucano. (itinerario
n.9)
Colorate
e bizzarre, esse denunciano platealmente un cambiamento socio-culturale,
agli inizi del ‘900, ed il passaggio del potere da una chiusa aristocrazia
ad una forte e potente borghesia.
Ne
sono testimonianze, ai Pagani, Villa Cristina, uno stupendo
intreccio di elementi islamici
e secenteschi e, poco più avanti, la piccola ma raffinatissima
Villa Del Prere, in stile liberty-moresco.
Ancora
oltre, poco distante, la Residenza Labor, elegantemente
ripristinata, oggi proprietà
della Curia Vescovile di Nardò.
Pedaliamo,
sino a giungere all’incrocio con la provinciale Nardò-Gallipoli,
e svoltando a sinistra,
percorriamo un tratto di quest’ultima provinciale, sino a giungere
a Nardò, dove alle porte della città,
sulla sinistra, si eleva l’imponente struttura della Chiesa
dell’Incoronara, (28) con il suo Monastero
del XVI secolo.
Dalla
Chiesa, dotata di area per la sosta, ci dirigiamo verso il centro
storico, inoltrandoci per Via
Coltura, Via Betti e Via 2 Giugno, sino ad oltrepassare la statale
Nardò-Galatone, lungo quale, dopo aver percorso circa 800 metri, svoltiamo a sinistra,
per imboccare una strada vicinale, interessando nuovamente il territorio di Galatone.
Lungo
questo tratto di percorso, possiamo visitare numerose cappelle
votive, tra le quali quella
di S. Angelo della Salute(29), immersa in un campo di terra,
dove i candidi fiori di un mandorlo anticipano l’arrivo di un’eterna primavera.
La
strada, in questo punto, si interseca per ben due volte con la
linea ferroviaria, sino ad incrociare
nuovamente la statale Galatone-Nardò, all’altezza dello svincolo
Anas.
Svoltando
a destra, in direzione di Nardò, a circa 200 metri,
troviamo un’area di sosta, accanto
alla Stazione Ferroviaria (30), e da questo punto, proseguendo,
ci indirizziamo verso l’abitato
della cittadina, dove, in corrispondenza di Via 2 Giugno, svolteremo
sulla destra, percorrendo
Viale Europa e la Via Pilanuova, sino a Piazza Mazzini, per proseguire,
sulla via Generale Cantore, verso l’esterno, lungo la Contrada Magnani.
Oltrepassando
la S.P. Nardò-Lecce, giungiamo all’altezza della zona industriale,
dove, imboccando
sulla sinistra un sentiero sterrato che si inoltra nella vicina
campagna, incontriamo la Masseria Castelli-Arene, (31), edificata nel XVI secolo e
ormai abbandonata, all’interno della quale
si erge una costruzione quadrata con una bella merlatura.
Proseguendo
sul sentiero di fronte l’ingresso della Masseria, nelle immediate
vicinanze noteremo,
ben piantata su un blocco di pietra, una croce di ferro che segna,
alle spalle, l’angusto ingresso scavato nel terreno della Cripta rupestre di S. Antonio
Abate (32), appartenente al XIII secolo, di particolare valore storico-religioso, soprattutto per
gli affreschi di carattere iconografico bizantino, ancora ben conservati e visibili sulle pareti interne.
Ripartendo
dalla Cripta ed incrociando nuovamente la Provinciale Nardò-Lecce,
svolteremo sulla destra, in direzione della cittadina, incontrando,
appena fuori della cinta muraria, vicino
alla Porta di S. Paolo, il bellissimo ed originale Tempietto
l’Osanna, (34) oggi completamente
restaurato.
Pedalando
verso il centro storico di Nardò, incontriamo la piazza barocca,
con un fascino tutto particolare,
dove la Fontana, in un azzurro intenso che sostituisce
il cielo e il meraviglioso Castello, con le sue altissime palme, ci rimandano ai tempi
di fiabe e cavalieri.
Dalla
Porta S. Paolo (33), potremo accedere a piedi nel centro
storico, seguendo degli itinerari
pedonali, per scoprire l’arte, l’architettura e l’impianto urbano
di una Nardò, al centro della storia
del Salento.
E’
anche possibile proseguire in bicicletta, per via Duca degli Abbruzzi,
costeggiando il lato esterno
della cinta muraria (35), per continuare lungo la via Madonna
di Costantinopoli, sino al Cimitero Storico (36), dove ammirare alcune tombe e cappelle
votive, riccamente scolpite.
Superato
il Cimitero, ripartiamo lungo un percorso rettilineo che si inoltra
in direzione Serra Cicora,
e attraversando l’aperta campagna, giungiamo alla Masseria
Torre Carignano Grande (37),
dove ammirare una chiesetta del XVI secolo, per poi, attraverso
la S.P. Gallipoli-Taranto, giungere
alla Masserie Brusca (38), del 1500, un antico e bellissimo
complesso masserizio, dove poter gustare dei prodotti caseari veramente genuini.
Annessa
alla Masseria, possiamo ammirare una deliziosa chiesetta,
all’interno della quale
sono stati restaurati, negli anni 30, una serie di affreschi,
mentre, sul lato destro, gelosamente recintato
da un muro a secco, un esteso e lussureggiante giardino corre
lungo tutto il perimetro della Masseria.
Poco
più avanti, dopo una breve pedalata, incontriamo la Masseria
Terranova (39), che
ricade in una grande area attrezzata del Parco di Porto Selvaggio,
circondata da una fitta pineta, che,
a lavori di restauro ultimati, sarà destinata a centro di documentazione
e promozione del Parco stesso.
Potremo
effettuare una sosta all’interno del parco, da cui ripartire,
per giungere, attraverso
un pendio fortemente panoramico e suggestivo, alla Serra Cicora.(40).
Da
questo punto, rientrando sul percorso di andata, in direzione
di S. Isidoro e Porto Cesareo,
avremo ultimato il nostro itinerario, ricco di storia e costeggiando
un tratto litorale, tra i più suggestivi del Salento.
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