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L’itinerario inizia dai più importanti siti
archeologici della città di Lecce, l’Anfiteatro Romano
(1), costruito nel II sec. d.C. nella Piazza di S. Oronzo, il
Santo protettore della città e prosegue nel vicino Teatro
Romano (2) (I-II sec. a.C.), ubicato in via Arte della
Cartapesta, recentemente ristrutturato.
Tutt’intorno,
quasi nascosto da dedali e viuzze, si apre affascinante il centro
storico della città, dove palazzi gentilizi dai meravigliosi giardini
interni, chiusi agli occhi dei curiosi, mostrano fieri i loro
pesanti portoni, mentre, in alto, appaiono orgogliosi gli stemmi
dei casati nobiliari, simboli di una città di nobilissime origini.
Pedalando
lungo la stretta via Principe Umberto, ci appare, interna alla
strada, l’incantevole Piazza Duomo e, proseguendo, candide chiese
dalle facciate riccamente scolpite in stile barocco, indicano
il fascino di una città che ha nel cuore una profonda cultura
religiosa.
Sono
Chiese entusiasmanti, e tra le più affascinanti possiamo visitare
S. Croce, con il suo rosone merlettato, i ricami
di fiori e frutta, e S. Matteo, esempi mirabili della bravura
di architetti e scultori salentini.
Percorrendo
il Viale Lo Re, fino alla Piazza Argento, dove ha sede il Museo
Provinciale Sigismondo Castromediano (3), si prosegue
lungo la Via S. Cesario, fino a congiungerci con Viale Grassi,
raggiungendo l’imbocco della via per S. Pietro in Lama.
Pedalando
sulla strada per San Pietro ed uscendo dall’abitato, si incontra,
dopo pochi chilometri, l’area archeologica di Rudiae
(4): all’interno delle mura, si riconoscono i resti di un ninfeo,
di vari ipogei e di un anfiteatro risalente al IV sec. a.C.
Di
fronte l’ingresso degli scavi, un campo ottico molto profondo
offre alla vista una distesa di prati verdeggianti.
In
questo punto la campagna, in lontananza, sembra assumere i contorni
caratteristici ed i colori del tipico paesaggio toscano, con gli
alti pini e le tipiche masserie rurali.
Nella
campagna, delimitata da ordinati muretti a secco, perfettamente
squadrati dal tempo, si può intravedere, in lontananza, una torretta
semidistrutta e, di fronte, la Masseria Palombaro in piena attività
agricola.
Tutt’intorno,
i giardini di altre ville e casine di campagna, tuttora abitate.
Sempre
dalla periferia meridionale di Lecce, imbocchiamo la via Vecchia
S. Donato, dirigendoci verso Sud, e penetrando nel territorio
comunale di Cavallino.
Superato
il rione Castromediano, siamo di nuovo in aperta campagna, dove
più rare sono le abitazioni ed iniziano a comparire le vecchie
strutture rurali, alcune delle quali abbandonate, altre ristrutturate
per scopi agricoli, oppure usate come dimora abitativa nei mesi
da Giugno a Settembre, nelle calde estati salentine.
Lungo
la via Pepini, in zona Tempi Nuovi, si trovano tutta una serie
di costruzioni rurali, e tra queste la Masseria Pepini
(5), un ampio ed antico complesso masserizio, attualmente
abitato, e Chiusura Grande (6).
Proseguendo
a Sud, la via Vecchia S.Donato si incrocia con la provinciale
Cavallino-S. Cesario-Lequile, dove è possibile notare, sul lato
sinistro, i filari di pini e cipressi che delimitano la Tenuta
dei Totari (7), al cui interno si nota la ricca pineta
e una costruzione neogotica dei primi del ‘900, usata come casina
di caccia o come dimora estiva. Lo stile gotico è ancora più evidente
nell’arco a sesto acuto posto all’ingresso (8).
Dalla
stessa strada, alcuni metri più in fondo, è possibile raggiungere
la Masseria Cecia (9), attuale proprietà della
Parrocchia di Cavallino, recuperata per essere adibita all’accoglienza
della Comunità terapeutica "Agape", che la gestisce come azienda
agricola.
Poco
più a Sud, in una cornice ambientale quanto mai rilassante, ci
appare la Masseria Insarti, costruita presumibilmente
nel XVIII secolo, l’unica masseria fortificata del territorio
di Cavallino, interessata attualmente da intervento di recupero
(10).
Annesse
alla Masseria una torre colombaia ed una chiesetta, raggiungibile
inerpicandosi su un terreno accidentato.
In
questo punto, lo sguardo di ciascuno si può abbandonare in un
rilassante campo di osservazione.
I
colori che la campagna salentina assume con la luce, ma soprattutto
con il sole, sono l’espressione di una natura semplice, un’esplosione
di sensazioni che permettono a chiunque di sentirsi in pace con
se stessi, immergendosi in un relax meditativo.
Continuando
la strada poderale, incontriamo, sulla destra, la vicina Masseria
Guarini che, pur non rappresentando un particolare valore
storico-architettonico, è in piena attività dal punto di vista
agricolo e dell’allevamento (11).
Proseguendo
nell’itinerario, si entra in agro di S. Donato, toccando la Masseria
delle Trozze (12) e la Chiesetta rurale della
Madonna della Gigliola (13).
Arrivando
nel paese, si possono osservare i resti della muraglia che cingeva
la cittadina di epoca romana. (14)
Dirigendoci
nel centro del paese, possiamo visitare, in Piazza Municipio,
il Palazzo Baronale, del XVIII secolo (15), abitato
dagli attuali proprietari e possibilmente visitabile con il loro
benestare.
Nel
giardino interno c’è una scultura riportata sullo stemma comunale:
un leone con una zampa su una palla di cannone, e dei bellissimi
affacci interni, al contrario della facciata esterna, che si presenta
con uno stile semplice e lineare.
Si
prosegue per la Chiesa della Resurrezione del Signore
(16), risalente al XVII secolo, dalla facciata di gusto classico,
con un ricco portale architravato e modanato, ornato da colonne
con capitelli corinzi.
All’interno,
nel transetto, vi sono due altari con colonne tortili riccamente
scolpite, tipiche del barocco leccese.
L’itinerario
si sposta, salendo per la Via Specchia, raggiungendo il punto
più alto del circondario di Lecce, panoramico in tutte
le direzioni (17).
Di
questo punto, denominato "Specchia", è conservata
una fotografia di Giuseppe Palumbo (1924), presso l’archivio del
Museo Castromediano di Lecce.
Scendendo
verso la Via Provinciale per Galugnano e costeggiando un parco
attrezzato di impianti sportivi (18) ci immettiamo sulla Strada
Vicinale per Sternatia, proseguendo per Galugnano.
Deviando
a sinistra, all’incrocio con la Vicinale Madonna del Latte, incontriamo
la Chiesetta rurale della Madonna della Neve,
del XVI secolo, (19) di notevole pregio artistico, che rappresenta
l’arte salentina tra la cultura tardo-medievale e il periodo rinascimentale.
All’interno,
una sapiente ristrutturazione ha messo alla luce diversi affreschi
murali, tra cui, quello sopra l’altare, della Madonna della Neve.
Entriamo nel paese di Galugnano: incontreremo i due Menhir
"Curti Vecchi", in prossimità della linea ferroviaria,
e quello chiamato della Lete, ai margini del
centro storico (20).
Ci
dirigiamo verso la Piazza Umberto I°, dove troviamo il Palazzo
Baronale, appartenuto in origine alla Famiglia Dellanos e la Torre
con l’orologio.
Accanto,
la Chiesa della Madonna Immacolata, che presenta due pesanti portoni
d’accesso in bronzo, molto istoriati.
Da
visitare, la splendida Chiesa di Maria SS. Annunziata
(21), ricostruita nella seconda metà del seicento (1665), su una
costruzione preesistente del XIII secolo, della quale testimoniano
due immagini sulle pareti laterali interne, e restaurata di recente.
Nel
cimitero cittadino è presente un altro esempio di Chiesa barocca
di medie dimensioni, S. Maria della Pietà (22),
detta anche dell’Addolorata, realizzata nella seconda metà del
Seicento su una cripta preesistente, anch’essa restaurata.
Rientrando
in Galugnano, si risale verso Lecce, lungo l’antico tracciato
della S.S. 16.
Incontreremo
la S.P. secondaria San Donato-Pisignano, dove è possibile vedere
la Masseria Ussano (23), nell’agro che trae il
nome dell’antico Feudo di Ussano, appartenuto ai Marchesi di Cavallino.
Di
fronte, un’altra antica Masseria, oggi disabitata.
Nei
pressi, possiamo vedere i resti di un’area di grande importanza
archeologica: un Menhir (24), tombe, fosse per
la raccolta di derrate, disposte tutte su una strada di antica
frequentazione, di cui è possibile vedere le carrarecce, e che
un tempo si dirigeva verso il Comune di Maglie e, successivamente,
in direzione di Leuca.
Nel
fondo attiguo, vicino lo svincolo che attraversa la SS. n.16,
è possibile vedere l’ingresso di un antico frantoio ipogeo
(25).
Scavalcata
la superstrada, ci troviamo sulla viabilità comunale, che percorre
verso nord il territorio di Cavallino.
Lungo
il tracciato, incontriamo le masserie di Inside
(26) e Sant’Alieni (27), attraverso un territorio
agricolo di oliveti e campi a seminativo e ortaggi.
Prima
di giungere, attraverso la viabilità minore, nell’abitato di Cavallino,
troviamo, sulla sinistra, all’angolo tra il percorso e il tratturo,
l’antica Icona della Madonna dell’Arco, più comunemente
chiamata le Matunneddhe (28),
che dà la denominazione a tutta la zona circostante.
Dirigendoci
verso il centro di Cavallino, passiamo dall’unica porta (29) rimasta
tra quelle poste a difesa della città antica: l’Arco di
S. Giorgio.
Entrando
dall’arco, e dirigendoci verso il Centro Storico, incontriamo
la Piazza Castromediano, sulla quale si affaccia la Chiesa
della Vergine Assunta (31), costruita nel 1787, con il
bellissimo campanile e la guglia in stile orientale.
La
Chiesa guarda il Palazzo Marchesale, del XV e
XVI secolo (30), che occupa un’ampia parte della Piazza.
Nel
cortile interno, oltre ai balconi, decorati nel tradizionale stile
barocco, una statua di Sigismondo Castromediano è situata con
lo sguardo rivolto verso l’uscita, a guardia del Palazzo.
Il
sole già alto illumina una parte della facciata dello splendido
Palazzo, dove una lode dei cittadini di Cavallino elogia la rettitudine
e la bontà d’animo del nobile Castromediano, al quale è intitolato
l’intero rione che precede l’ingresso a Cavallino.
Di
fronte al baretto della Piazza, un gruppetto di persone parla
del quotidiano, con una gestualità ripetitiva, in un angolo del
Salento ricco di storia e di bellezze architettoniche.
Procedendo
nell’itinerario, in direzione nord, lungo la Via Crocifisso, risaliamo
verso la parte più antica di Cavallino, per raggiungere, in contrada
Giancastello e Fico, la zona Archeologica, che rappresenta uno
dei più interessanti centri messapici di Terra d’Otranto (33).
La
grande città fortificata, del VI secolo a.C., lunga 3100 metri
e larga 4000 metri, costituisce un unicum nel quadro dell’architettura
militare dei popoli italici.
Si
riprende il percorso, lungo la S.P. n. 23, e pedalando in sede
riservata, rientriamo nel rione Castromediano.
Nei
pressi, avvistiamo la torre colombaia della Masseria Bernardini,
(34), dove è prevista la realizzazione di un’area attrezzata per
la sosta, e infine, si rientra a Lecce, percorrendo la via Leuca,
la antica strada di ingresso da Sud alla città, dove termina il
nostro itinerario. |