Siamo
guide ambientali escursionistiche, ossia per mestiere accompagniamo
persone lungo sentieri o percorsi alla scoperta della natura, facendo
osservare paesaggi, tracce, animali, alberi e fiori, segni del passato,
insomma la natura incontaminata, più spesso quella contaminata.
Amiamo la natura, amiamo passeggiare, amiamo parlare
con la gente.
Non siamo mai paghi di quello che sappiamo.
Leggiamo, ci informiamo, chiediamo, studiamo e
soprattutto ci guardiamo attorno.
Questo mestiere proprio ci si addice, eppure c'è
qualcosa di questo mestiere che non ci piace.
In realtà quello che non ci piace non appartiene
al mestiere di guida ma nel tempo gli si è appiccicato addosso.
Pare infatti che le guide siano quelle persone
che parlano sempre e soltanto delle belle cose, dell'amenità
dei luoghi, del silenzio e della tranquillità di spiagge,
vette o boschi.
Pare che le guide conoscano tutti quei bei posti
che ancora esistono (o resistono) e che il loro mestiere si compia
solo là dove la gente normalmente non va.
Questo modo di fare non ci assomiglia, questa
facciata del mondo non è quella che noi presentiamo.
Certo ci piacerebbe di più (e ci piace
quando succede) incontrare solo il bello lungo i nostri itinerari.
Il fatto è che questo capita di rado. E
non ci piace fare finta di essere circondati solo da bellezza e
pace.
Lungo i nostri itinerari quindi è facile
incontrare anche cose che non fa piacere vedere come la spazzatura
o l'abbandono e l'incuria; la malagestione del territorio è
onnipresente.
Non è per nostra scelta che noi e le persone
che camminano con noi vediamo pure questo, anche se abbiamo ideato
percorsi che vanno proprio alla ricerca di certi aspetti, come il
bosco bruciato o il parco violato.
Riteniamo che chiudere gli occhi sia inutile,
superfluo e dannoso.
Oltre ad accompagnare in visita in ambiente, ci
occupiamo di educazione ambientale, ossia di quella disciplina che
attraverso strumenti e tecniche -varie e sempre diverse- cerca di
educare all'ambiente.
Sembra una ripetizione, ma ci teniamo a sottolineare
il senso delle parole, perché è lì che risiede
l'essenza delle cose.
Educare all'ambiente significa ricercare in un
contesto creativo, dinamico, interattivo e multidisciplinare un
nuovo modo,o forse il modo vecchio, di vivere con la natura.
E siccome educare e condurre hanno la stessa etimologia,
alla fine anche durante l'accompagnamento si può fare educazione
ambientale.
Per questo se il bello è offeso dall'inciviltà,
non cambiamo sentiero prima di incontrare quello che non ci piace.
La bella e la bestia convivono.
La prima è stata limitata della seconda.
Ma la bestia può essere usata contro se
stessa, per far brillare di più la bella.
Crediamo che per educare le parole servano poco,
dare l'esempio serva di più e scontrarsi con i cattivi comportamenti
sia il modo migliore per rendersi conto che è giunta l'ora
di cambiare strada.
Emanuela Rossi
www.avanguardie.net
info@avanguardie.net
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