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Nei
primi anni '50 le FSE vennero ammesse ai benefici della legge 2
agosto 1952, n. 1221, volta a risanare ed ammodernare le reti ferroviarie
in concessione all'industria privata. Al termine del lungo iter
istruttorio - che confermò la validità delle decisioni
del 1931 che avevano costituito il raggruppamento ferroviario della
Penisola Salentina - l'ammodernamento accordato non fu tuttavia
in grado di provvedere alle intere esigenze della rete del Sud-Est,
anche perché l'orientamento governativo fu rivolto soprattutto
alle forniture di nuovo materiale rotabile al fine di eliminare
la trazione a vapore, ritenuta la prima responsabile del decadimento
della ferrovia e del consolidarsi sempre più dei trasporti
su strada.
Le
sfavorevoli conseguenze di questo orientamento apparvero evidenti
con l'immissione in servizio delle nuove automotrici Diesel e dei
nuovi locomotori diesel-elettrici, sia per le preoccupanti insufficienze
degli armamenti, sia per i sistemi di protezione della circolazione
che costituivano un ostacolo al pieno utilizzo delle prestazioni
del nuovo materiale di trazione.
La
necessità di proseguire nei lavori di ammodernamento degli
impianti si rese sempre più evidente.
La
fornitura di nuovo materiale rotabile comprendeva: n. 30 automotrici
diesel meccaniche di costruzione Breda-Aerfer (tipo ALn 664, classificazione
Ad 51/80), n. 22 rimorchiate pilota di costruzione Officine della
Stanga (classificazione R551/572), n. 13 locomotive diesel-elettriche
"Reggiane" (classificazione BB 151/163), n. 5 locomotive
idrauliche di manovra Deutz-Greco (classificazione B101/105). Le
progettazioni sociali avrebbero preferito un unico parco di unità
motrici di potenza non superiore a 350 Hp, con possibilità
di accoppiamento multiplo ove il traffico lo avesse richiesto.
Le
FSE, nell'impossibilità di pervenire ad un rinnovo totale
della rete ferroviaria, causa la mancanza di un'adeguata copertura
finanziaria, furono obbligate a difendere il proprio traffico con
gli stessi mezzi della concorrenza: esse quindi migliorarono, con
priorità assoluta su tutte le altre iniziative, i servizi
automobilistici di linea che sino ad allora avevano svolto un servizio
niente affatto marginale e integrativo di quello ferroviario. Nel
1950 la rete automobilistica constava di 47 autolinee, per una lunghezza
di esercizio di 1.700 km ed un traffico viaggiatori di 4,7 milioni
di viaggiatori l'anno.
Nel
frattempo, per meglio rispondere alle necessità del parco
rotabili, il vecchio deposito della Ferrovia Bari - Locorotondo
viene ingrandito e trasformato in un grande capannone di 1.050 mq
coperti e questa realizzazione si dimostrerà perfettamente
rispondente ad accogliere l'imponente parco della trazione diesel
di cui la rete sarà dotata con l'ammodernamento.
Alla
fine degli anni sessanta, il parco rotabili risulta insufficiente
e giunge quanto mai opportuna la richiesta degli organi regionali
e statali di preparare un nuovo piano di ammodernamento del materiale
rotabile e degli impianti. La esigenze delle FSE sono tuttavia tenute
in considerazione solo alcuni anni dopo, e, in sede di revisione
della sovvenzione di esercizio,viene prevista una quota aggiuntiva
per incrementare i fondi di rinnovo.
Con
i nuovi finanziamenti vengono ordinate n. 15 automotrici Fiat ALn
668 (serie 1900) e n. 7 rimorchiate semipilota del tipo Ln 882.
Contemporaneamente
viene portato avanti il programma di rinnovo dell'armamento con
rotaie UNI 50 e vengono installati impianti ACEI sulle tratte di
maggior traffico. Le esigenze del traffico pendolare nell'area metropolitana
di Bari, che conta ben tre stazioni FSE, impongono, verso la fine
degli anni '70, due soluzioni nuove: la realizzazione dell'ingresso
indipendente nella stazione comune con le FS di Bari Centrale e
la progettazione di un raddoppio del binario sulla tratta Bari Sud-Est
- Mungivacca della linea Bari - Taranto.
Nel
1978 hanno inizio le consegne, da parte della O.ME.CA. di Reggio
Calabria, delle nuove automotrici e rimorchiate pilota che vengono
assegnate al Deposito Locomotive di Bari e messe in servizio sulla
tratta Bari - Martina.
Nel
frattempo, per il protrarsi delle difficoltà economiche,
stante l'assoluta mancanza di mezzi finanziari causati dalla notevole
insufficienza delle sovvenzioni statali non più rispondenti
alle reali esigenze e tali da non poter più assicurare la
regolarità del servizio, la prosecuzione dell'esercizio si
svolgeva in condizioni di precarietà e la Società,
non potendo più garantire le retribuzioni del personale,
fu costretta a chiedere l'anticipata risoluzione della Convenzione
di concessione.
Dal
1° gennaio 1986 le FSE sono in Gestione Commissariale Governativa;
nei primi mesi dello stesso anno viene posto allo studio un piano
di ristrutturazione della rete ferroviaria per adeguarlo alle accresciute
esigenze dell'utenza con più idonei programmi di esercizio,
variazioni degli orari dei treni, maggiore sicurezza e regolarità
della circolazione degli stessi, ampliamento dei servizi automobilistici
ad integrazione di quelli ferroviari. Detto piano si pone l'obiettivo
di individuare le possibili funzioni del servizio ferroviario viaggiatori
e merci, ammodernato e potenziato in rapporto alla situazione territoriale
e socio-economica delle aree pugliesi interessate dalle Ferrovie.
Nel
gennaio del 1987 viene inaugurato il raddoppio della tratta Bari
Sud-Est - Mungivacca, i cui lavori sono iniziati nel 1982, realizzato
allo scopo di aumentare la potenzialità della stessa tratta,
comune alle linee Bari - Taranto via Conversano e Bari - Putignano
via Casamassima, interessate giornalmente da un rilevante traffico
viaggiatori che, nelle fasce di pendolarismo, assume carattere metropolitano.
Per
la sistemazione del binario sono stati necessari, oltre a 6.000
mq di espropri lungo il vecchio binario di corsa, 20.000 mc. di
sbancamento di materiale per la sistemazione del piano del ferro
e 14.000 ml. di rotaie 50 UNI; sono stati adottati alcuni importanti
accorgimenti tecnici fra i quali l'installazione di un cavo a fibre
ottiche come supporto di trasmissione di un telecomando per il collegamento
operativo fra Bari Sud-Est e Mungivacca, primo del genere in Italia.
Prosegue
intanto la realizzazione del programma di rinnovo dell'armamento
con rotaie 50 UNI, mentre inizia la posa in opera, in sostituzione
delle vecchie traverse in legno, delle traverse "bi-blocco"
sulle linee Bari - Taranto e Novoli - Gagliano Leuca.
Nel
1988 sono state altresì consegnate, dalla IMPA di Catania,
n. 3 locomotive diesel "bimotori" DE 122, da destinare
al potenziamento dei servizi merci e passeggeri. Le FSE hanno proceduto
inoltre al riscatto, dalle FS, di n. 3 locomotive del gruppo D.343
tenute in noleggio, mentre sono tuttora in servizio altre tre locomotive
- sempre in noleggio - del gruppo D.345.
Le
opere realizzate sino al 1988 sono già una storia, una storia
iniziata nel lontano 1931 con uno sbuffo di vapore e tanta fede
nell'avvenire. Con i finanziamenti della legge 910/1986 molte cose
erano nel programma di interventi per un nuovo ammodernamento delle
Ferrovie: in particolare:
- l'arretramento della stazione di Bari Sud-Est, con spostamento
e ristrutturazione del fascio di binari, la costruzione di un nuovo
Fabbricato Viaggiatori e nuovi marciapiedi, la demolizione di fabbricati
esistenti e la soppressione del P.L. di Via Oberdan;
- il raddoppio del binario di accesso al capolinea FSE in Bari Centrale
per 0,500 km circa;
- l'approntamento delle nuove Officine Ferroviarie di Bari e Lecce,
complete di infrastrutture e servizi;
- la costruzione di un centro di carico per ortofrutticoli a servizio
dei Comuni di Racale, Taviano e Melissano;
- l'approntamento del fabbricato per uffici della Direzione di Esercizio
di Bari;
- nuovi interventi nelle stazioni di Noicattaro e Putignano;
- la costruzione di n. 37 pensiline in ferro in diverse stazioni,
la costruzione di sottopassi pedonali e svariate rettifiche di tracciato;
- la realizzazione di quattro ponti a bilico della portata di 80
tonn.;
- la soppressione di 210 P.L.;
oltre
al rinnovo dell'armamento con rotaie 50UNI fra Taranto e Martina,
Novoli-Nardò C.le-Casarano-Gallipoli, sulla Nardò
C.le-Gallipoli, con nuove traverse e ricarico della massicciata,
l'installazione degli ACEI in 28 stazioni e di n. 39 impianti di
telecomando.
Di
quanto sopra solo alcuni interventi, segnatamente quelli di carattere
strutturale sulle linee, sono stati portati a termine oppure ancor
oggi attendono di essere completati. Altre iniziative, come quelle
a sostegno della movimentazione merci, sono state frustrate - anche
ad opere già iniziate - dal decadimento dei trasporti merce
a carro e dalla scomparsa del traffico postale e collettame.
Miglior
sorte ha avuto il programma di potenziamento del materiale rotabile;
radiati i vecchi mezzi a cassa in legno e tutti i bagagliai/postali,
non più necessari per l'esercizio quotidiano, l'immissione
in servizio a metà anni ottanta delle carrozze ex-DB riqualificate
da "Costamasnaga", è stata seguita, di recente
(inizio 1999), dall'inizio dell'attività regolare dei complessi
con carrozza semipilota a due piani tipo FS, trainati dalle DE 122
ora dotate del telecomando navetta con condotta a 78 poli. Di questi
ultimi tempi, invece, le prime corse di prova delle automotrici
"binate" Ad 80-88, destinate al servizio metropolitano
di Bari.
Le
notizie riportate in questo articolo sono tratte dalla pubblicazione
commemorativa "Ferrovie del Sud-Est 1932-1988". |