| L'Acquedotto
Pugliese, tra opera d'ingegneria e rete territoriale. Il ruolo
delle strutture affioranti. |
La
rete infrastrutturale non pu essere considerata come uno spazio
a parte, che non intrattiene alcun contatto, nè attiva alcuna relazione
con il territorio, indifferente rispetto allo spazio attraversato.
In realtà ogni rete intrattiene con il territorio e con le sue preesistenze
una molteplicità di relazioni. In quest'ottica, essa un potenziale
elemento di strutturazione dello spazio che, attraverso i suoi nodi,
interagisce con il territorio.
Possiamo tranquillamente affermare che la rete infrastrutturale
ha un'identità di rete tecnica e di rete territoriale, essendo inscritta
in uno spazio geografico ed essendo capace di organizzare il territorio.
L'acquedotto, rete di distribuzione idrica, una
rete infrastrutturale, pertanto, sarebbe giusto considerarlo non
solo come rete tecnica, ma anche come rete territoriale. E poichè
l'acquedotto si estende sotto terra, ma emerge sul territorio con
strutture affioranti, in particolare sarebbe interessante scoprire
il ruolo territoriale di tali strutture.
L'indagine stata effettuata sull'acquedotto pugliese.
Dal punto si vista tecnico, esso costituito da un gigantesco
sistema di acquedotti (Sele, Pertusillo, Fortore, Sinni, Locone,
Ofanto), oltre ad una serie di acquedotti minori; il primo ad essere
stato realizzato, negli anni venti, stato l'acquedotto del Sele,
la più grande opera d'ingegneria del mondo. L'acquedotto del Sele
costituito dalla sorgente, dal canale principale con gallerie, ponti-canale,
sifoni e trincee, dalle strutture intermedie: diramazioni ed impianti
di sollevamento e dalle strutture d'estremità: le sub-diramazioni,
i serbatoi e gli scarichi.
L'attenzione concentrata sulle strutture affioranti:
ponti-canale, serbatoi, impianti di sollevamento, torrini, salti
motori e centrali idroelettriche. La loro identificazione, localizzazione
sul territorio e studio dal punto di vista tecnico costruttivo fondamentale
per l'analisi tecnica che si intende fare. Per quanto riguarda l'identificazione
dei ponti-canale e dei serbatoi, possiamo dire che sono numerosissimi:
93 ponti e 453 serbatoi. Per quanto riguarda la localizzazione,
si possono localizzare le strutture affioranti che ricadono all'interno
di un confine comunale. Gli aspetti tecnici e costruttivi danno informazioni
sui materiali utilizzati, sul funzionamento e sulle caratteristiche
tecniche delle strutture affioranti.
Per fare un'analisi del ruolo territoriale delle strutture
affioranti, definiamo un'ulteriore area studio: il ramo adriatico
del sifone leccese e la sua diramazione nella provincia di Lecce.
Lungo questo tratto emergono tre tipologie di strutture affioranti:
i torrini, i serbatoi e gli impianti di sollevamento.
L'approccio seguito per definire il ruolo territoriale
delle strutture affioranti consiste nel relazionare tali strutture
con il sistema infrastrutturale, insediativo e ambientale.
Il confronto delle strutture affioranti con il sistema
infrastrutturale permette una classificazione delle strutture in
base ad un'accessibilità alta, medio-alta, media e bassa. I misuratori
dell'accessibilità utilizzati in questo caso sono parametri di natura
fisica quali:
La prossimità rispetto agli assi viari di collegamento, distinti
in viabilità primaria e viabilità secondaria.
Il numero di incroci all'intorno, a distanza minima dalla struttura
affiorante, con cui si può misurare la facilità di accesso.
La presenza della stazione ferroviaria, all'intorno.
Il confronto delle strutture affioranti con il sistema
insediativo consente una classificazione delle strutture in base
ad una trasformabilità territoriale alta, medio-alta, media e bassa.
I misuratori della trasformabilità utilizzati sono:
Localizzazione delle strutture affioranti rispetto al costruito.
Destinazioni d'uso, esistenti e previste dagli strumenti urbanistici,
delle aree limitrofe alle strutture affioranti.
Presenza di aree dimesse o sottoutilizzate.
Caratteristiche dell'area delle strutture affioranti: la presenza
di emergenze storico-culturali e architettoniche che portano ad
un diverso grado di interesse e attrattività.
Il confronto con il sistema ambientale porta ad identificare
quelle strutture affioranti che sorgono in prossimità di emergenze
naturalistiche come i caratteristici versanti delle serre e quelle
che si trovano in aree protette.
Oltre ad evidenziare questi rapporti interessante soffermarsi,
anche, sull'osservazione delle strutture affioranti attraversando
il territorio. Le strutture affioranti possono essere considerate
come punti di riferimento lungo i percorsi; si in grado di valutare
la propria posizione in rapporto ad esse, ci si può rendere conto
della distanza percorsa e da percorrere.
L'analisi delle relazioni delle strutture affioranti
con i tre sistemi (infrastrutturale, insediativo e ambientale),
effettuata con l'obbiettivo di cogliere le potenzialità progettuali
delle strutture affioranti; il risultato raggiunto l'identificazione
di tre ambiti progettuali a cui appartengono quelle strutture affioranti
che hanno un rapporto significativo con i tre sistemi e da cui possibile
partire per organizzare il territorio. I tre ambiti sono:
gli ambiti agricoli: torrini di Cavallino e Surbo, serbatoi di Caprarica-Galugnano
e S.Cesarea, impianto di sollevamento di Caprarica-Galugnano.
gli ambiti di frangia: torrini di Squinzano e Lecce.
gli ambiti urbani compatti: serbatoio di Lecce.
Si può, quindi, procedere a ipotizzare, per le strutture
affioranti ricadenti in ogni ambito, possibili temi progettuali.
L'ambito agricolo in cui si trovano l'impianto di sollevamento
e i serbatoi di Caprarica-Galugnano caratterizzato dalla presenza
di cave dimesse, emergenze storico-culturali (masserie) e naturalistiche
(serre).
L'intervento potrebbe consistere nel creare un percorso
ciclo-pedonale che leghi questi nodi e che, attraversando il territorio,
inserisca nella rete anche i serbatoi e gli impianti. Tale percorso
potrebbe collegare i punti caratteristici della zona: il parco previsto
in una cava dismessa, la zona culturale che comprende il museo dell'acqua
e il casino Greco, l'area ricreativa e ricettiva antistante il serbatoio
e l'impianto di sollevamento, l'area attrezzata per la sosta che
precede l'area attrezzata per lo sport.
L'ambito di frangia in cui inserito il torrino di Squinzano
caratterizzato dalla presenza di aree libere sottoutilizzate e da
zone degradate. L'intervento potrebbe consistere nel creare un luogo
accentrato intorno al torrino che dia riconoscibilità al luogo e
che, quindi, abbia il ruolo di strutturare la zona. In questo modo
il torrino diventerebbe punto focale che evidenzierebbe la presenza
di un'area in cui sono concentrate nuove funzioni.
L'ambito urbano compatto, in cui si trova il serbatoio
di Lecce, caratterizzato da un tessuto edilizio fitto che ha inglobato
completamente il serbatoio. Pertanto il serbatoio può appartenere
alla spina, zona di frontiera tra nucleo antico ed espansione ottocentesca.
Tale asse caratterizzato da vuoti e da emergenze storico-culturali.
L'intervento consisterebbe nel riqualificare l'asse intervenendo
sui vuoti e sul colore e illuminazione del serbatoio. In questo
modo il serbatoio verrebbe riconosciuto come luogo urbano: il serbatoio
appartiene all'asse e l'asse esercita la sua influenza su di esso.
Ester
Portaluri
esterportaluri@otrantovacanze.com |