Puglia Review - The Canadian Bilingual Magazine of Italian Heritage
Storia, ambiente, cultura e tradizione si incontrano qui! appartamenti a otranto e nel salento  
  Sei in: Home » In Primo Piano
Utenti Online: 3

...con OtrantoVACANZE.com la vostra vacanza sarà sempre speciale!

MENU

 Pagina iniziale
 Preferiti

 HOME

 News
 Forums
 Web Mail
 Mailing List
 Guest Book
 Cartoline
SVAGO

 Chat
 Giochi OnLine
 Oroscopo
 Invio SMS
 Loghi Nokia
 Suonerie
 Web-TV
 Radio OnLine
UTILITIES

 Comuni
 Trasporti locali
 Numeri utili
 Farmacie
 Musei
 Mappe Interattive
 Meteo
 Ricerca C.A.P.
 Codice Fiscale
 Partita I.V.A.
 Borsa e Finanza
 Autocertificazioni
 Directories
CANALI TEMATICI

 Vacanze OK!
 Primo Piano
 Otranto by night
 I luoghi e la storia
 Percorsi in natura
 Enogastronomia
 Personaggi
 Scatti d'autore
ADVERTISING

 Scambio Banner
 Pubblicità
 Ordina il tuo sito
 Avverti un amico
 Aggiungi un sito
 
CONTATTI


 Collabora
 Contattaci
 Hanno detto di noi
 Credits
 Note legali
 E-mail

 

Le Mappe Interattive del Salento by OtrantoVACANZE.com

 Le tarantelle Salentine

Indice degli articoli

La pizzica-taranta
   La danza dei tarantati, da molti studiata e documentata a partire dal XIV secolo col nome di tarantismo (o malattia della danza), non era un fine ma un mezzo a disposizione del popolo salentino per poter uscire o liberarsi dalle miserie e dai dolori personali e sociali da cui era affetto. Il medico tedesco J. F. Hecker ricorda nella sua pubblicazione del 1838 dal titolo Danzimania (nuova edizione Besa, Nardò, 2001),che: "dal Medioevo al '600, per ben sedici volte la popolazione dell'Italia meridionale fu colpita da peste ed epidemie. Verso la fine del '400 chiunque fosse stato morsicato dal ragno velenoso (o si credesse tale) presentavasi ogni anno ovunque risonava l'allegra tarantella. Quivi accorrevano in folla le donne curiose, e contraevano la malattia, non del Morso ma del veleno morale, e la cura dei tarantati divenne, a poco, a poco, una vera festa popolare, che aspettavasi colla più viva impazienza." E non dimentichiamo neanche, che nel nord Europa, nello stesso periodo, interi villaggi erano contagiati dai danzatori del Ballo di S. Vito e del Ballo di S. Giovanni. Da allora fino a oggi studiosi di scienza medica ed autorità ecclesiastiche sono intervenuti per smentire la credenza popolare dei poteri miracolosi sia della musica che dell'acqua del pozzo della cappella di S. Paolo a Galatina contro il veleno della famosa Lycosa Tarentula. Non danze, canti e tamburi erano il rimedio contro quel veleno, ma la fede e la medicina. Ma, nonostante i rimedi medici e la protezione dei Santi (Paolo, Giovanni, Donato, Vito, Pantaleo) in molti abitanti del Salento è rimasta viva e forte la paura del morso dell'animale velenoso (Latrodectus o Vedova nera, serpente o scorpione), e altrettanto forte è rimasto, fino a pochi decenni fa, il bisogno di ricorrere alla pizzica - danza, canto e tamburello - per cercare una soluzione alla propria sofferenza.
   È interessante notare come, ancora negli anni cinquanta, l'etnomusicologo M. Schneider nel suo libro La danza de la Spada y la Tarantela, del 1948 sostenesse: "Quanto alla tarantella, sarebbe una di quelle danze "animaliere" nelle quali i partecipanti pretendono d'identificarsi con certi animali considerati come l'incarnazione degli spiriti dei morti che, quando sono scontenti, arrecano agli uomini la malattia e la morte […] Si opera con queste danze una sorta di autovaccino ritmico che apporta beneficio al malato. Adattando il ritmo alla malattia o identificandosi allo "spirito" o all'animale che ha causato la malattia, questo viene riconosciuto e combattuto da sé attraverso l'inversione di tutti i valori. Una volta parzialmente assoggettate al medico - danzatore o cantante - le forze distruttrici servono a combattere e a eliminare completamente queste stesse forze negative che hanno eletto domicilio nel corpo del malato […]" Ed elencasse le venti manifestazioni stravaganti che raccolgono tutto il repertorio di danze curative (le antiche danzimanie) descritte dalle fonti scritte e orali.
   Le manifestazioni stravaganti: "1 - I tarantolati saltano, dormono, cantano, scavano buchi nella terra, li riempiono d'acqua e vi sguazzano come dei maialini. - 2 - Essi tuffano nell'acqua le mani, le braccia, la testa e il collo e si comportano come anitre. - 3 - Essi si piazzano al centro di un cerchio di persone e brandiscono delle conchiglie piene d'acqua ornate di erbe verdi. - 4 - Essi si divertono tra le tombe, discendono nelle fosse e si mettono dentro una bara. - 5 - Sbattono le ginocchia e si rotolano per terra come se fossero epilettici. - 6 - Sospirano, gridano e urlano come dei cani o immaginano d'essere dei pesci. - 7 - Perdono la memoria o la voce. - 8 - Prendono degli specchi e vi si guardano sospirando profondamente. - 9 - L'ora in cui provano più sollievo si colloca in prossimità del mezzogiorno. - 10 - Si appendono a degli alberi dai piedi, col capo all'ingiù. - 11 - Sono alleviati dal canto delle rondini e delle lavandaie. - 12 - Non possono coricarsi o riposare senza tenere nelle mani una conchiglia o un vaso di vetro pieno d'acqua. - 13 - Sono alleviati dal trotto di un asino. - 14 - Credono talvolta di essere dei Re, talvolta dei Soldati o dei Pastori. Tengono dei discorsi magniloquenti e reclamano dei vestiti lussuosi e di colori chiassosi. - 15 - Portano delle foglie di vite. - 16 - Hanno orrore dei colori scuri, mentre piace loro particolarmente il colorito roseo. - 17 - È legata a quest'amore per il colore rosso una forte nota erotica e ad un certo momento una specie d'idrofobia o per lo meno una marcata avversione per l'acqua chiara. - 18 - Chiedono d'esser frustati (piedi, schiena). - 19 - Una certa musica o danza chiamata catena può essere sostituita alla tarantella. - 20 - Prendono delle spade con le quali saltano, danzano, simulano una lotta. Mormorano degli incantesimi e prendono la spada nella bocca o si sdraiano su di essa.".

La pizzica de core (o pizzeca-pizzeca)
  
Questa danza, giunta fino ai nostri giorni, principalmente attraverso la memoria orale, presenta le figurazioni specifiche delle danze saltate a coppia con un tema amoroso, di corteggiamento o scherzoso. Secondo le indicazioni dei più anziani, è l'uomo che saltellando con maestria gira intorno alla donna che invece mantiene un atteggiamento fiero, ma staccato e si serve del fazzoletto come elemento di contatto e comunicazione. Le azioni si compongono di saltelli ritmici laterali o frontali alternati, con il piede d'appoggio che viene presentato al partner a mo' d'invito. In alcuni momenti il piede batte il suolo ritmicamente insieme con il tamburello che accompagna la danza: alcuni lo riferiscono al gesto di schiacciare il ragno, altri ad una richiesta di attenzione. Una delle più remote descrizioni della pizzica risale al Ceva Grimaldi,che nel suo Itinerario da Napoli a Lecce,del 1818, sosteneva: "Diremo, esser le danze frequenti e lietissime in tutta la Terra d'Otranto. Le donne ballano con molta leggiadrìa, gli uomini senza affettazione: ma la Pizzica, che può dirsi danza salentina, è tra le più gentili che abbia mai Tersicore insegnata a' suoi diletti adoratori: ci piace darne la descrizione. Una donna incomincia a carolar sola; dopo pochi istanti ella getta un fazzoletto a colui che il capriccio le indica, e lo invita a danzar seco. Lo stesso capriccio le fa licenziar questo e chiamarne un'altro, e poi un altro, finché stanca va a riposarsi. Allora rimane al suo ultimo compagno il diritto d'invitare altre donne, ed il ballo continua in tal modo sempre più variato e piacevole. Guai al mal'accorto che la curiosità conduce al tiro del fazzoletto fatale: la sua inespertezza, la grave età non gli possono servire di scusa; un dovere di consuetudine l'obbliga a non ricusare l'invito che riceve. La gioia dei circostanti è accresciuta da questo ridicolo spettacolo, e le maliziose danzatrici ridono del magico potere che la bellezza esercita nel mondo".
   È noto che, nella cultura popolare, siano i danzatori a modificare i movimenti delle danze secondo le occasioni e le funzioni proprie del momento, del contesto, e più che delle vere e proprie regole coreografiche, sia il ripetersi di situazioni, in questo caso piacevoli (feste, ricorrenze, matrimoni), a determinare movimenti danzati che esprimono gioia, entusiasmo e sentimenti amorosi. Una rara fotografia (o immagine su lastra) degli inizi del Novecento, ripresa da G. Palumbo, nelle campagne della Grecìa salentina, raffigura alcuni contadini intenti al ballo della Tarantella, accompagnati da un flauto, un'armonica a bocca ed un tamburello suonati da dei ragazzi.
   Nell'immagine, ricomposta dal fotografo durante la sua indagine sulla civiltà contadina, ritroviamo le posizioni frontali delle due coppie miste, in atteggiamento di danza con un piede che avanza l'altro. Nell'O.N.D. Danze Popolari Italiane, del 1935, troviamo un'altra descrizione della pizzica "La Pizzica-pizzica è una danza popolare di struttura semplice e schematica; le figurazioni sono poche e l'interesse sta nella resistenza dei ballerini a seguire il ritmo crescente. Questa antichissima danza caratteristica molto diffusa tra il popolo barese, viene eseguita in liete circostanze: Battesimi, Matrimoni, raccolta del grano, spannocchiatura, vendemmia, feste campestri ecc. Accompagnata da qualche strumento (chitarra, fisarmonica, tamburella, ecc.) una voce sola su parole improvvisate, canta con foga la Melodia ...mentre tutti gli astanti segnano il ritmo battendo le mani. Per turno la stessa Melodia viene ripresa da altri convitati; il ritmo della danza va sempre più aumentando in intensità e vivacità sino a culminare in un grido (a coro) di esultanza che ne segna la fine."
   Nel D.E.U.M.M. (Dizionario Enciclopedico della Musica e dei Musicisti), Torino, UTET, 1983, a pag. 656, leggiamo, infine la più recente definizione di Pizzeca-pizzeca dovuta a D. Carpitella: "Tarantella pugliese in cui ogni donna balla successivamente con due uomini (e viceversa), al suono di una canzone accompagnata da strumenti quali la chitarra battente, la fisarmonica, la cupa-cupa, il tamburello. È eseguita in occasione di feste paesane oppure per la terapia musicale del tarantismo".

La pizzica-scherma (o danza-scherma)
   È ancora frequente, oggi, questa forma di danza popolare in provincia di Lecce, in località Torrepaduli, frazione di Ruffano, in occasione della Fiera del bestiame e della Festa patronale di san Rocco, che ricorre tra il 15 ed il 16 agosto di ogni anno. Oggi che le fiere hanno perduto in parte il loro ruolo prettamente economico, questa di Torrepaduli è diventata l'occasione di una tipica festa di mezza estate con le tradizionali processioni, luminarie, bande musicali, bancarelle e fuochi d'artificio, dove si beve, si mangia e ci si può divertire in famiglia o in compagnia. Una volta era l'appuntamento più atteso dell'anno per contadini, allevatori, artigiani e pastori, che si scambiavano merci, bestiame, terreni e spesso regolavano i propri conti anche con mezzi non sempre leciti. Passata la mezzanotte, si formavano grandi ronde di suonatori di tamburelli, che per l'occasione avevano acquistato un tamburello nuovo, ed all'interno di queste, mentre veniva scandito l'incessante ritmo delle pizziche salentine, si alternavano coppie di danzatori-sfidanti, che dopo un invito definito da una particolare stretta di mano, iniziavano una danza schermata, con attacchi e parate simulate dalle dita delle mani puntate come coltelli, che si concludeva puntualmente con l'eliminazione di uno dei due contendenti. Mentre continuava la gara di resistenza dei suonatori, le sfide proseguivano fino all'alba con toni scherzosi e provocatori. Ma dietro questo apparente clima di festa e divertimento si veniva regolando ogni volta la superiorità territoriale (ad esempio riguardo alla posizione delle bancarelle o dei luoghi di vendita) o famigliare di un gruppo sull'altro: non mancavano i gruppi di zingari, o commercianti di cavalli, provenienti dai paesi dell'est e poi stabilitisi nel meridione d'Italia, che si distinguevano per lo stile e la particolarità dei loro movimenti danzati. Nell'ambiente e nel tempo della festa tutto era, ed è possibile e tutto è permesso, e quindi alle sfide partecipavano anche gruppi di malavitosi o ex-carcerati che sapevano destreggiarsi abilmente nei duelli appresi nei loro clan. A sostegno di questa origine trasversale della danza-scherma, vale la testimonianza dal carcere di Castellammare A. di Antonio Gramsci che in una sua lettera datata 11 aprile 1927, racconta di avere assistito personalmente ad un'Accademia di scherma effettuatasi, nella caserma dei carabinieri, tra detenuti: "...Ancora due giorni con 60 detenuti. Vengono organizzati dei trattenimenti di occasione in mio onore; i Romani improvvisano una bellissima accademia di recitazione, Pascarella e bozzetti popolari della malavita romana. Pugliesi, Calabresi e Siciliani svolgono un'accademia di scherma del coltello... Siciliani contro Pugliesi, Pugliesi contro Calabresi. Non si fa la guerra tra Siciliani e Calabresi, perché tra i due stati gli odi sono fortissimi e anche l'accademia diventa seria e cruenta... I Pugliesi sono maestri di tutti: accoltellatori insuperabili, con una tecnica piena di segreti e micidialissima, sviluppata per superare tutte le altre tecniche. Un vecchio Pugliese di 65 anni, molto riverito, …sconfigge tutti i campioni degli altri stati; poi come clou, schermisce con un altro pugliese, giovane di bellissimo corpo e di sorprendente agilità... e per mezz'ora sviluppano la tecnica normale di tutte le scherme conosciute... Tutto un mondo sotterraneo, complicatissimo, con una vita propria di sentimenti,di punti di vista, di punto d'onore, con gerarchie ferree e formidabili, si rivelava per me. Le armi erano semplici: i cucchiai, strofinati al muro, in modo che la calce segnava i colpi nell'abito". Attualmente, nella notte del 15 agosto a Torrepaduli, si vedono raramente duelli di danza-scherma fra anziani schermatori: prevalgono i momenti di pizzica de core alternati con qualche azione schermata da parte di giovani delle famiglie degli zingari o dei contadini più esperti. La massiccia presenza di turisti e curiosi configura questa forma danzata, come una dimostrazione di spettacolari abilità a cui assiste il folto pubblico della festa.

Giorgio Di Lecce
giorgiodilecce@libero.it
Associazione Arakne Mediterranea


Indice degli articoli     Inizio pagina
RICERCA NEL SITO



Tutte le parole
Almeno una parola
Frase intera
AREA INSERZIONISTI
Perché registrarsi


User:


Password:

Se hai dimenticato la password clicca qui!  Registrati
MAILING LIST




Iscrivimi
Cancellami


IN A SALENTO WAY

Avanguardie.net
PARTNERS

italian language schools
Meteo Salento

elenco completo


Il primo portale di Sovizzo
© 2002 - 2005 OtrantoVACANZE.com - Tutti i diritti riservati - All rights reserved.
E' vietata ogni riproduzione dei contenuti, anche parziale, senza autorizzazione scritta degli autori.