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Dai
castelli ai Palazzi Baronali
Tutta una selva di castelli e fortificazioni avvolgeva
la Puglia ed il Salento nei secoli più caldi del Medioevo.
Poi i tempi mutarono, la guerra restò ancora necessaria ma
lontana, non più affidata direttamente ai baroni. Il centralismo
spagnolo pretese ed ottenne di occuparsi direttamente delle questioni
politiche riguardanti i feudi ed i loro confini. Le gerarchie sociali
divennero, così, stabilmente determinate, le posizioni delle
nobili famiglie consolidate. Si avviò quello strano fenomeno
chiamato "commercio dei feudi" che vedeva le città
passare, di volta in volta, sotto signorie diverse, più o
meno nobili, più o meno importanti.
L'importanza delle città aumentava o diminuiva
di pari passo con quella dei loro signori. Questi ultimi decisero
ben presto, a partire dal XV secolo, di trasformare le loro dimore
nel simbolo stesso del potere. Tutto questo portò ad una
progressiva trasformazione degli antichi castelli che, da severi
manieri, divennero sfarzose residenze. Residenze spesso accusate
di un'eleganza eccessiva, in molti casi fin troppo ricche rispetto
alla reale importanza sociale dei gruppi nobiliari. Ma qui siamo
nel cuore del Mediterraneo dove la luce penetra nell'anima degli
uomini rendendoli più ricchi di quanto la realtà non
consenta loro. Sono nati anche per questo motivo certi palazzi che
- come quello di Sternatia - non penseresti mai di vedere in un
piccolo centro del Sud della Puglia, "la terra dove finisce
la Terra". Nel cuore della Grecìa salentina, in quell'isola
linguistica in cui risuonano, ancora vivi, canti antichi, si trova
Sternatia. Sembra nulla, dalla costa otrantina, percorrere quei
venti chilometri verso Ovest, eppure, in pochi minuti, si precipita
in una atmosfera avvolgente e soffusa, avvertibile ma nascosta nello
stesso tempo.
In questo luogo l'estate profuma di tabacco e
pomodori, risuona di nenie ancestrali, il tempo ha un altro significato.
Lo comprende bene Massimo Manera, il Sindaco della città,
che è anche il Presidente del consorzio dei comuni della
Grecìa Salentina: "Oggi siamo una minoranza linguistica
riconosciuta, afferma, questo ci ha permesso di creare il marchio
"Grecìa Salentina" che - ne siamo convinti - farà
molta strada".
Il castello di Sternatia è una delle tante
rocche del Salento trasformate in palazzi baronali nel settecento.
La sua storia si potrebbe dividere in due grandi fasi. Dapprima,
infatti, vi era il Castello eretto, secondo alcune fonti, già
in epoca bizantina. Re Tancredi lo donò, con tutto il feudo,
a Berlinghiero Chiaromonte. Da essi passò agli Orsini del
Balzo, poi ai Cicala ed ai Granafei. La storia del Castello è
legata a quella della vicina città di Otranto. Nel 1481,
infatti, fu proprio Sternatia la sede del quartier generale da cui
Anton Giulio Acquaviva tentò, con le truppe cristiane, di
strappare ai Turchi la città dei Martiri.
Ma i Granafei, marchesi di Serranova, a distanza di poco più
di due secoli dall'evento militare, avevano cambiato idea sulla
destinazione del "castello seu fortezza" da essi acquistato
nel 1733.
Per molto tempo si sono susseguite supposizioni,
più o meno valide, sulla cronologia di questo maniero-palazzo
nobiliare. Oggi, grazie ai recentissimi studi di Mario Cazzato (Guida
ai Palazzi Aristocratici del Salento, Congedo Editore), sappiamo
con certezza come e quando avvenne la trasformazione del "Castello"
in Palazzo. Nell'inventario dei beni del Marchese Enrico Granafei
(+ 1744) si descrivono i suoi possedimenti e, tra di essi, il "Palazzo
Baronale". Quest'ultimo appare quasi terminato e da "perfettionare"
attraverso il grande disegno posto in una abitazione adiacente al
Palazzo. Fu dunque il figlio Giuseppe Maria a completare il Palazzo,
qualche anno dopo la pausa forzata seguita alla morte del padre.
A pochi passi dalla Chiesa Matrice, attraversando
le strette viuzze del centro storico, si apre a sorpresa una grande
piazza, completamente occupata dal prospetto dell'abitazione nobiliare.
Il grande arco del portale d'ingresso è sormontato dallo
stemma nobiliare. L'interno, voltato a stella, presenta due ampie
sale ai lati, le antiche scuderie. Il grande cortile interno conserva,
ancora oggi, due grandi pozzi in pietra leccese di pregevole fattura.
Le abitazioni del pianterreno erano abitate dalla servitù,
oggi ospitano alcuni uffici ed abitazioni. Sul lato destro si apre
un grande giardino mediterraneo con arredi in pietra leccese ombreggiati
dagli agrumi. Ai piani nobili si accede da una sontuosa scalinata
posta a sinistra dell'ingresso. Il lungo corridoio che collega i
grandi saloni di rappresentanza nasconde, chiuso da una porta, un
piccolo segreto: sull'altare di una precedente cappella è
montato un grande presepe in terracotta e cartapesta. Gli antichi
saloni ospitavano, un tempi, una ricca biblioteca con un pregevole
"trattato di architettura militare". La grande sala, illuminata
dalle finestre affiancate poste sul portale, è interamente
affrescata. I disegni di gusto barocco del soffitto, proseguono
sui lati con dei gustosi medaglioni che raffigurano scene di vita
nobiliare. Uomini e donne guardano un grande castello che campeggia
sullo sfondo, momenti di vita serena concessi a questi fortunati
signori.
Si avverte subito il gusto dell'abitare, il piacere
del particolare, la gioia del comunicare serenità ed opulenza.
Ma il pezzo più pregiato del palazzo è il grande giardino
pensile. Tutto il piano superiore del lato sinistro del palazzo
è occupato da questa meraviglia. Un pergolato conduce presso
le panchine che si inseguono tra le colonnine. Agli angoli, nicchie-gazebo
offrono un ottimo riparo dal caldo, ombreggiate come sono dagli
agrumi e dalle roselline rampicanti, ma anche un momento di riflessione,
come testimonia la piccola madonnina incastonata in un affresco.
Dal lato esterno, tra le fronde degli alberi, svetta il superbo
campanile della Chiesa Matrice, il giardino scende sino al piano
inferiore, ma sempre chiuso e nascosto dal grande muro esterno.
È un'atmosfera degna di un bel film sulla
nobiltà di una volta, che rimanda a feste allegre e spensierate,
dove giovani ed anziani intonavano, oggi come allora i loro canti
in griko. Le dimore nobiliari di Puglia sono in grado di regalare
molte emozioni, un itinerario che le mettesse in rete sarebbe certamente
molto apprezzato dai tanti turisti che visitano la Puglia, ma -
nello stesso tempo- anche dagli stessi pugliesi.
Elio Paiano
eliopaiano@otrantovacanze.com
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