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Entrando
ad Otranto il primo tratto di mura visibile è l’arco
di Portaterra, parte delle cosiddette mura napoleoniche,
fatte costruire quando Joseph Fouchè, cognato di Napoleone,
era duca d’Otranto.
La vera entrata non era in asse con la Torre
Alfonsina ma posta all’incirca dove oggi esiste
una piccola porta. Il piano stradale era più in basso, ad
una profondità compresa fra i due ed i quattro metri (a testimonianza
di ciò rimangono gli archetti semisommersi ed uno stemma
che oggi è ad altezza d’uomo, mentre in passato era
ad un’altezza di circa tre metri).
Se
simuliamo un’entrata nella città, da nemici, possiamo
facilmente valutarne il sistema difensivo.
Ci troviamo nella piazzetta, è impossibile
puntare un cannone sulla porta d’ingresso, il muro presenta
una leggera scarpatura che inizia all’altezza del toro marcapiano.
Dalla torre Alfonsina siamo esposti ad un tiro di tre
diversi ordini di fuoco: dall’alto della torre,
dalle mura (usate come caditoia continua da cui si fanno rotolare
giù pietre ed oggetti) e dalle feritoie
balestriere ed archibugiere.
L’ingresso è ulteriormente protetto
da una torre prospiciente all’Alfonsina, ciò rende
impossibile il nostro avvicinamento all’entrata. Tentiamo
dunque di scalare la cortina che dalla Torre Alfonsina arriva fino
alla torre Campanaria. Qui troviamo un’amara sorpresa: le
feritoie bombardiera, balestriera ed archibugiera, sono predisposte
per la cosiddetta “artiglieria
radente” e sparano su di noi con una traiettoria
parallela alle mura, colpendoci sul fianco. Dopo
aver perduto un gran numero di uomini, decidiamo di puntare allo
sfondamento del portale principale senza l’uso dell’artiglieria.
Sfondato il primo portale, all’interno della torre Alfonsina,
il nostro passo è sbarrato da un secondo portale, questo
ci espone al tiro di pietre, pece, sassi ed olio bollente che cadono
da ben quattro caditoie.
Superiamo il secondo portale, nella Piazzetta
Cap. Zurlo, siamo portati ad imboccare la stradina principale che
porta in Corso Garibaldi, niente di più sbagliato: gli idruntini,
infatti, ci attaccano dalle due stradine laterali (Via Zurlo e Via
Cap. Delli Falconi), prendendoci dal fianco destro.
Da queste ultime stradine si giunge nei pressi
della Cattedrale, dove, approfittando della posizione sopraelevata,
i cittadini riescono a fermare facilmente la nostra avanzata.
Vicino la Cattedrale, sulla destra vi è
la torre Campanaria, distante dalla chiesa e posta, in funzione
difensiva, sulla cortina che va dalla torre Alfonsina alla torre
Duchesca. Da un piccolo vicolo possiamo affacciarci e vedere quanto
velocemente siamo saliti ad un’altezza considerevole sulla
cortina.
Proseguiamo ora verso il castello, sulla nostra
strada un intrico di vicoli permette, a chi conosce bene i luoghi,
di giungere velocemente in qualsiasi punto del nucleo storico della
città, mentre noi siamo costretti a seguire la stradina principale,
subendo continui attacchi alle spalle dai numerosi vicoli.
In Piazza Castello, diamo uno sguardo ai fossati
ed alle torri.
Sulla destra, attraversando il ponte di legno,
possiamo notare i due fossati,
uno che va dalla Duchesca
alla Ippolita (fino
all’edificio delle Maestre Pie Filippini); l’altro che
dalla torre Aragonese
porta allo spuntone a becco di rostro, detto “punta di diamante”.
Nel Castello di Otranto non
esistono merli, tuttavia sulla sinistra (guardando
verso l’Ippolita) possiamo vedere, divisi da feritoie balestriere,
il segno dei blocchi che costituivano l’antica merlatura.
Sulle due torri vediamo dei beccatelli che sorreggono le batterie
in barbetta, essi non sono presenti sulle altre torri. La torre
Aragonese presenta alcuni beccatelli che non sorreggono alcun piano,
ma hanno solo una funzione decorativa.
Andando dal lato opposto e salendo dalla scalinata
che porta verso Torre Matta,
affacciamoci per vedere l’interno dei fossati, notiamo delle
piccole nicchie sul muro di controscarpa.
I fossati (nonostante i films ci abbiano fatto pensare
diversamente) non erano quasi mai colmi d’acqua, erano, al
contrario, luoghi in cui si svolgevano importanti operazioni di
guerra.
I soldati assalitori vi si calavano; i difensori erano,
oltre che sulle mura, nascosti nelle batterie traditoie (costituite
da nicchie scavate nel muro di controscarpa) e da qui attaccavano
gli uomini alle spalle (per cui il nome) per poi rientrare nel castello.
Nei fossati, dunque, si combattevano aspre battaglie e l’acqua
avrebbe ostacolato tutti, assaltanti e difensori.
Elio
Paiano
eliopaiano@otrantovacanze.com |