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Guardando la cattedrale di Otranto dall'esterno quasi non si immagina
che quel sobrio scrigno di pietra paglierina nasconda una turbe
di genti diverse provenienti dal mondo che sembrano si siano date
appuntamento in quel luogo.
Sono sicura che nel silenzio della notte, quando
Otranto dorme, esse, travestite di simboli, si animano, si ergono
come fantasmi dal pavimento e come presenze indefinite del passato
danzano nel tempo. Se si tende l'orecchio riuscirete ad ascoltare
la loro musica.
Hanno
certamente una missione tutti quei simboli del mosaico: durante
il giorno aspettano pazienti e silenziosi i visitatori della cattedrale.
Attendono che si avvicinino un po' e poi con la voce potente del
silenzio gridano con tutta la loro forza: "hei! Tu, mi senti?
Si proprio tu, sono qui, fermati un attimo e guardami, ho una storia
da raccontarti; la tua storia.
Qualcuno ode le loro voci, ma non ci fa caso e passa
avanti dirigendosi verso le teche con le ossa, attratti più
dai segni crudeli del tempo come da un banale film horror; altri
danno uno sguardo fugace al tutto giusto per mettere una croce sull'elenco
dei monumenti visitati e che devono essere visitati, che farà
parte del loro diario arido di ricordi di viaggio; altri ancora
"si stupiscono". Cos'è lo stupore se non "il
senso di grande meraviglia, incredulità, disorientamento
provocato da qualcosa di inatteso" come riporta il Devoto-Oli.
E poi ancora "stordimento, intorpidimento" (…) in
medicina, arresto della motilità volontaria, associato a
torpore dell'attività ideativa o a distacco dalla realtà
esterna.
E' proprio lo stupore che rende possibile udire
le loro voci. Chi ha conservato la capacità di stupirsi davanti
al mondo è ancora vivo, e può avere dei privilegi
riservati a pochi.
E'
proprio durante quell'"arresto della motilità volontaria"
e quel "torpore dell'attività ideativa che si costruisce
una specie di ponte nel tempo che fa incontrare realtà tanto
lontane.
E mi immagino re Artù che prende per mano
lo stordito contemplatore e lo porta via con sé.
Il grande male dell'uomo moderno è che
ha perso la capacità metaforica e allegorica del pensiero.
Il mondo no ci dice più niente e noi non
abbiamo più niente da dire al mondo, come se tutto fosse
già stato detto. Che cos'è un elefante se non un elefante
e un leone se non un leone!
I simboli non hanno più voce, o meglio,
noi non capiamo più le loro parole.
La capacità metaforica (dal gr. metaphéro:
porto oltre) oggi si estrinseca solo a colpi di mouse: senza pensare
con un click si entra in un'icona del desktop piuttosto che in un'altra,
tutto è logico, tutto è veloce, tutto è così
banale.
Per
chi contempla il mosaico di Otranto i confini-spazio temporali non
esistono più: varcando la soglia del grande portone della
cattedrale si esce da Otranto e si entra nel mondo, pur non spostandosi
di un metro.
Chi
contempla il mosaico, come chi legge un poema, e si stupisce è
un viaggiatore: un viaggiatore del pensiero. Questa è la
capacità di astrazione della mente umana, l'intelligenza
razionale (astrarre=passare dalla conoscenza di un ente particolare,tralasciandone
gli aspetti accidentali,ad un concetto universale o essenza: Concettualizzazione).
Il viaggio del pensiero si da' solo attraverso
il simbolo. Il simbolo è un segno che provoca, massaggia
l'interiorità, l'emotività, l'immaginazione, per attivare
l'intuizione, tende alla suggestione ..alle ridondanze … richiama,
collega, incastra..fino all'intuizione della realtà che il
simbolo rappresenta.
Il simbolo agisce sul profondo dell'uomo, sollecita
l'inconscio, l'immaginazione...la stessa emotività..a ri-suonare
con la realtà che in-voca.
La Parola umana è simbolo per eccellenza:la
persona che la pronuncia, attraverso la risonanza tra un lato localizzabile
nello spazio-tempo, il vocabolo -suono-materia-significante. E che
cos'è il mosaico della cattedrale se non la Parola fatta
Immagine.
Il
linguaggi antichi sono simbolici:non distinguono una realtà
spirituale separata da una realtà materiale.
I cinesi erano popoli poco portati al pensiero logico
astratto e produssero una lingua molto diversa da quella che si
sviluppò in occidente. Molte delle parole potevano essere
usate come aggettivi, sostantivi, verbi, e la loro successione non
era determinata da regole grammaticali quanto dal contenuto emotivo
della frase.
La parola cinese più che un concetto era
un simbolo che richiamava alla mente un complesso indeterminato
di emozioni ed immagini (ideogrammi).
L'intenzione di chi parlava non era tanto quella
di esprimere una idea intellettuale, quanto di toccare, emozionare,
influenzare l'ascoltatore.
E
certamente Francesco Corona, autore del libro Il Mistero del Mosaico
di Otranto -sottotitolo: Sentieri di Crescita interiore, è
una di quelle persone che è stato "emozionato"
ed è andato oltre: "dalla conoscenza del mosaico, dall'
interiorizzazione di quei simboli, ci si appropria della natura
di uomo " e ancora come scrive lui stesso "ricordo quando
ancora ragazzo, nel silenzio dei pomeriggi passati presso l'oratorio
della cattedrale di Otranto, attraversando il pavimento musivo semi
illuminato dai raggi obliqui delle trifore normanne, mi chiedevo
quale grande mistero si nascondesse dietro quei simboli sui quali
spesso mi fermavo a meditare, senza trovare però risposte
convincenti, ma con la certezza che qualcosa d'altro vi era, qualcosa
di grandioso e misterioso".
E
ancora scrive nell'introduzione del libro: "Il mosaico di Otranto
presenta un linguaggio di simboli non facilmente interpretabili
dall'uomo moderno, (…) tale linguaggio racchiude al suo interno
un messaggio per l'uomo universale. L'universalità del linguaggio
di Pantaleone, autore del mosaico, così carico di contenuti
culturali tocca la sensibilità di chi poi in quel mosaico
ci si ritrova, di chi sente che quel mosaico trasmette emozioni
pure che non dividono le varie culture ma uniscono in un messaggio
che va oltre i confini dell'umano."
Ah! Dimenticavo! Con le sedie sopra, i simboli,
sicuramente non avranno niente da dirci!
Barnara
Dimitri
porta.doriente@libero.it |