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Le Mappe Interattive del Salento by OtrantoVACANZE.com

 Laure, cripte ed insediamenti rupestri

Indice degli articoli

   Nei dintorni della città si sviluppano i grandi gruppi rupestri, scavati nella tenera calcarenite, a testimonianza dell’enorme fioritura in loco del monachesimo italo-greco: nella valle delle Memorie, nella valle dell’Idro, nella Valla, nei pressi degli Alimini (Santo Stefano, San Gregorio, Frassanito).
   Strutture come il S. Nicola rimandano ai grandi monasteri scavati nella roccia della Cappadocia.
   Il monachesimo italo-greco (erroneamente detto “Basiliano”) caratterizza profondamente il territorio di Otranto. I monaci vivevano isolati per giorni incontrandosi poi in luoghi di ritrovo e comunione, la domenica ed i giorni di festa. Questo tipo di organizzazione si chiamava Laura e va identificata nei complessi come il San Giovanni (via Giovanni Paolo II) dove si vedono numerose cellette.
   La Laura era la situazione intermedia di vita monastica, gli altri modelli erano il cenobio, il monastero vero e proprio, e l’eremitaggio nel senso più completo del termine.
   Ad Otranto si individuano diverse aree nelle quali un insediamento di questo tipo era possibile. Presso la valle delle Memorie (Ipogeo-Torre Pinta) troviamo il S. Nicola: questi ripropone uno schema basilicale, suddiviso in tre navate e la lettura dell’impianto originario è alterata dalle manomissioni che nel corso dei secoli certamente hanno interessato la struttura. Nell’invaso sono presenti tre absidi e tracce di gradino sedile per i monaci, sono assenti elementi iconostatici, mentre sono evidenti all’interno tracce di affreschi ed una iscrizione con un nome in greco: Stefano. Il tutto è completato da numerosissime croci.
   Attorno al S. Nicola si hanno moltissime cellette scavate nella roccia, diventa così leggibile l’antico monastero rupestre, la Laura nella sua più completa espressione. Le cellette di contorno al S. Nicola sono piccole ed hanno superficie di 6-8 metri quadrati. Tracce di altre Lauree si hanno sul territorio Idruntino (nella valle dell’Idro).
   La cripta visitabile con facilità, per chi si muove a piedi, è quella detta “del Padreterno”. Si trova in via Ottocento Martiri, poco oltre la locale caserma dei Carabinieri. È ancora in restauro, ma sarà presto riaperta. La pianta è sostanzialmente a croce greca, divisa longitudinalmente in tre navate da due archi. Il soffitto, oggi voltato a botte, era forse originariamente coperto da una cupola. Si individuano un altare principale e due laterali. Depredata di molti arredi ed anche degli affreschi più pregevoli ad opera di esperti tombaroli negli anni cinquanta, mostra oggi una bella Madonna Odigitria, di stile naif, molto simile a quella che si può ammirare nel museo degli affreschi di Poggiado. Un altro affresco, situato sulla parte frontale del pilastro laterale destro raffigura la penitenza. L’affresco, sicuramente di epoca più tarda, databile tra il XIV-XVI sec. è di grande suggestione, nel descrivere una delle processioni, molto comuni nel XVI sec., degli incappucciati penitenti.
   La struttura si presenta oggi come semi-ipogea, tuttavia si riesce lo stesso ad ammirare il sapiente gioco di luci ed ombre creato attraverso le aperture laterali.
   Se gli insediamenti della valle dell’Idro e della valle delle Memorie, sono difficili da individuare senza l’aiuto di una guida esperta, questa struttura è invece facile da raggiungere e visitare.

La leggenda del monaco guaritore
   Tra le innumerevoli grotte scavate nella roccia dai monaci italo-greci (un vero labirinto che percorre tutta la Otranto vecchia e numerose altre zone) ne esistono alcune chiamate “Farmacie” e “Spezierie”.
   Si narra che le abitasse un monaco, guaritore eccezionale, che aveva creato dei medicamenti prodigiosi, secondi solo a quelli dei Santi Cosma e Damiano.
   La sua farmacia comprendeva ogni genere di erbe: mandragole maschili e femminili, alcune di paesi sperduti che coltivava con estrema cura.
   Il pavimento della grotta era istoriato con i passi del vangelo in greco, di modo che, entrando, il visitatore era già purificato.
   La leggenda narra della figlia di un sultano che, malata, nessun medico riusciva a guarire. Il re era molto potente, mandò messaggeri in tutto il regno, ma inutilmente.
   Una donna idruntina, catturata durante l’assedio della città, viveva alla corte del sultano; ella riferì che il monaco idruntino l’avrebbe certamente guarita. Subito accorsero messaggeri del re presso l’eremita, promisero oro ed onori, ma inutilmente.
   L’anacoreta aveva ormai rinunciato alla gloria terrena, tuttavia promise egualmente di guarire la povera donna. Inviò un’immagine della Madonna dipinta su erbe medicinali essiccate. Sul quadro parole ed estratti di passi del vangelo, ordinò che la fanciulla recitasse ogni giorno quei passi, mangiando il dipinto.
   Dopo un mese la donna guarì, il sultano, riconoscente, liberò la donna ed inviò in dono al monaco un quadro della Vergine dipinto ed istoriato dai più grandi artisti orientali, non perseguitò mai i monaci cristiani, ed anzi permise loro di erigere templi sul suo regno.

Elio Paiano
eliopaiano@otrantovacanze.com


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