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"No rispose Orfeo, ecco dove ti sbagli. Suonare la cetra
è come sognare. Quando sogni non voli tra le nuvole sopra
la cima dell'Olimpo? Non scendi da vivo nell'Averno? Tutto diventa
possibile". Maria Corti, Il canto delle
Sirene
Ricordo ancora la delusione provata la prima volta che sono andata
a visitare il monastero di Casole, situato lì, su una specie
di atollo, lontano da tutto e da tutti. Mi aspettavo un monastero
come quello che descrive Umberto Eco nel Nome della Rosa, invece
ho trovato un ammasso di ruderi abbandonato. Uno scempio operato
dal tempo e dagli uomini che la delusione fu subito sopraffatta
da un banale e scontato disgusto per "come vanno le cose"
in Italia e soprattutto nel Sud quando si tratta di preservazione
del patrimonio culturale.
Certi
luoghi si devono visitare seguendo tre regole fondamentali: essere
da soli, essere in silenzio e sgomberare la mente da ogni ragionamento,
come poteva essere per esempio il disgusto che inevitabilmente mi
sopraffaceva o ogni considerazione di carattere intellettualistico.
In certi luoghi bisogna andare solo col cuore e col
corpo, farsi attraversare dalle suggestioni e dall'energia speciali
che essi conservano gelosamente. Un'energia che per impossessarsene
bisogna entrare in un'altra dimensione, una dimensione quasi surreale
che non appartiene all'universo razionale, sensibile. I loro segreti
li svelano a pochi. Casole è uno di questi luoghi. Un luogo
sacro, non nel senso religioso, e magico. Un luogo dell'immaterialità.
Un luogo che impone inevitabilmente il silenzio
come veicolo della conoscenza superiore, quell'HESYCHIA, che poi
ho scoperto essere l'ideale del monaco "la contemplazione di
Dio nella tranquillità e nel silenzio" per raggiungere
la perfezione spirituale.
Probabilmente a rendere un po' strano e suggestivo
il mio incontro con il monastero di Casole è stato l'incontro
con la padrona della masseria a cui è stato adibito un luogo
di così tanta cultura.
Entrando, chiesi se potevo visitarlo da dentro,
in quanto per accedere ai ruderi del monastero bisogna entrare in
questa masseria privata. La signora in altre cose affaccendata mi
disse senza mai voltarsi: "Sì, puoi entrare". Il
fatto che questa signora nel parlarmi non si sia mai voltata (non
ne ho visto praticamente il volto) come sarebbe normale per una
persona che vede un estraneo entrare in casa propria, ha reso speciale
e suggestivo l'avvenimento.
Entrai nel cortile della masseria e girando a
destra mi ritrovai davanti questo imponente fantasma, come se uscisse
improvvisamente dalle nebbie del passato.
Purtroppo è rimasto solo il portale (con
le sue pareti agili ed elevate verso Dio, e i fasci di colonne),
ma che conserva il fascino delle opere incompiute dei grandi artisti,
un fascino che proprio per la sua incompiutezza può far viaggiare
la mente altrove e far immaginare mondi e vite di altre epoche.
Era come se avvertissi lo spirito di quei monaci operosi che si
affaccendavano nei lavori dei campi, nell'organizzazione del lavoro
della masseria, unità produttiva importante per l'epoca.
Si può ancora intravedere l'antico impianto della masseria
con la "lamia" (casa di campagna, rustica, con tetto a
volta) con scala, per la quale si accedeva ad una saletta con cucina
e cinque celle, il "molino" e un vecchio forno per il
pane, la cisterna e un giardino.
Qui veniva esercitata l'attività produttiva.
Ma l'attività spirituale di questi uomini si può ricavare
solo dalla storia, perchè non sono rimasti segni visibili
della Biblioteca, dello Scriptorium e della Casa dello studente.
La si può immaginare però. Si possono immaginare tutti
quei monaci chini sulle loro ginocchia a ricopiare con pazienza
certosina tutti quei manoscritti greci e latini, si può immaginare
tutto quel fervore intellettuale di eruditi d'Oriente ed Occidente
che si incontravano a Otranto, nel monastero di Casole per scambiarsi
le varie teorie. Se si chiudono per un solo attimo gli occhi si
può immaginare perfino l'odore acre e piacevole delle pergamene
e dell'inchiostro, l'odore della cultura insomma, che si mescola
con la fioca luce degli ambienti interni.
Tutto a Otranto divenne splendida sintesi e splendido
incontro tra varie culture: la cattedrale costruita in stile romanico-bizantino,
il mosaico segno del cammino dell'uomo indo-europeo nell'unità
dell'albero della vita senza discriminazioni di colori di pelli,
di politica o religione, il monastero di S.Nicola di Casole ponte
tra Roma e Costantinipoli dove il pensiero greco-ellenistico e il
pensiero latino-romano trascrisse e trasmise i codici greci in Occidente
e i codici latini in Oriente facendoli arrivare a Costantinopoli,
Atene, Alessandria, nelle maggiori scuole di teologia orientale.
E con un piccolo sforzo riuscirete a vedere anche
tutti quegli studenti che gironzolavano per la "prima casa
dello studente" in Europa, impiantata proprio a Casole: chi
vuole studiare il greco, e chi il latino, il trivio ed il quadrivio;
studenti e professori che discutono per i corridoi, in biblioteca,
nelle aule, proprio come nelle più moderne Università
di oggi.
E poi la biblioteca! G. Gianfreda sostiene che
la biblioteca del monastero di S. Nicola di Casole fu una delle
più ricche dell'Occidente e il monastero un vero focolaio
di studi classici nel sec. XII, una biblioteca che farebbe impallidire
quella striminzita e abbandonata a se stessa che oggi è offerta,
a Otranto, al servizio del cittadino!
Oggi i codici casolani sono sparsi nelle migliori
biblioteche medievali: Marciana di Venezia, Medicea di Firenze,
Vaticana di Roma, Lombarda di Milano, Nazionale di Napoli e di Torino,
Sorbona di Parigi, Nazionale di Madrid, e poi a Berlino, Londra,
Kiev, ecc....
Ritornata a casa, ancora stordita dall'immaginazione,
ho messo una grande tela al muro e ho dipinto l'Abbazia di S.Nicola.
Ho chiamato il quadro "Il Naufragio della Cultura".
Ci sono, a mio avviso, due forme di conoscenza,
una puramente razionale, da cui ritengo non si possa prescindere,
e una puramente irrazionale, "sensitiva" senza la quale,
la conoscenza razionale rimane sprovvista di anima. E' con la seconda
che si deve andare a Casole.
Vi sono ritornata altre volte, ho accompagnato
i miei studenti stranieri in una visita guidata, ma non è
stato la stessa cosa. Mancavano ovviamente i tre "presupposti"
che ho citato sopra.
Non possono non ritornarmi alla mente alcune righe
di un bellissimo libro di Maria Corti "Ombre dal fondo":
"Ecco dunque perchè loro sono qui, nel Fondo, sono venute
a farci visita, si sono immerse nel chronos. In questo mondo in
cui ogni cosa si consuma in un mese o in un anno, e viene subito
sostituita con un'altra più perfezionata, che pare insostituibile
ed eterna, non si consuma essa pure in un mese o in un anno e così
via, loro non prendono parte a questo consumo generale. Persistono,
premono su di noi, attendono di essere riconosciute, se pure da
un numero limitatissimo di viventi." (...) Ci sono morti che
danno l'idea di una lontananza siderale, anni luce, altri la cui
assenza è solo fisica, c'è solo il fatto che le loro
labbra non si muovono ad articolare suoni; per il resto sono ancora
qui, al nostro fianco".
In
ogni luogo magico del Salento, sì, perchè ce ne sono
molti, se passeggiate da soli, e in silenzio, la mente partorirà
tante storie strane come se da un fondo oscuro un mondo sommerso
eppure ancora vivo parla a voi. Con la voce del silenzio.
Barnara
Dimitri
porta.doriente@libero.it |