Uggiano
La Chiesa, l'antica Vigilarum Ecclesiae, è un bianco
paese splendente tra ulivi, fichi e muretti a secco. "Adagiato
sopra un dolce altipiano si estolle sul livello marino per metri
78 [...] ha l'aria piuttosto buona, l'acqua sorgiva, pura, abbondante,
l'apparenza di un grazioso villaggio" come scrive G. Arditi.
Dista 44 Km dal capoluogo della Provincia, 6 da Otranto
e solo 3 dalla pittoresca insenatura di Porto Badisco.
Castello di Otranto, nelle Vecchie Carte talvolta denominato
Viggiano [...] dal latino "Vigilarum", luogo di sentinella
e di guardia", fu donato da Federico II di Svevia alla Chiesa
Episcopale di Otranto ed in seguito Aragonesi e Spagnoli ne confermavano
l'appartenenza alla stessa "per ciò l'emblema dell'ostia,
l'aggiunto "La Chiesa", e il titolo di Baron Uggiani all'Arcivescovo.
Nell'economia locale l'allevamento del bestiame
e l'agricoltura si uniscono a piccole industrie a livello artigianale:
mulini, panifici, caseifici, frantoi oleari, sartorie e imprese
edili. Capolavori in noce o in legno di ulivo e pregiati tappeti
ed arazzi eseguiti nella tradizionale lavorazione a fiocco sono
il vanto di Uggiano La Chiesa.
La
Chiesa Madre
"Edificata
alla fine del XVIII secolo in onore di "Santa Maria Maddalena Penitente",
la Chiesa Madre è "l'opera che più segnalò
la fede e il cunto cristiano degli Uggianesi, compiuta con pie elargizioni
dei conterranei, le cure assidue e lo zelo fervente del benemerito
arciprete Pasquale Cominale" (G. Arditi).
Il monumento domina la piazza del paese con la
sua maestosa facciata e la bella cupola emisferica e presenta i
cafatteri eleganti del barocco leccese con elementi di tentenza
neoclassica. All'interno la chiesa accoglie alcuni altari baorcchi
ed è impreziosita da numerose tele raffiguranti la vita di
Santa Maria Maddalena, opera di Oronzo Tiso, famoso pittore di scuola
napoletana nato a Lecce nel 1730. Vi si conserva anche, recentemente
restaurata, una pregevole tela della "Madonna del Rosario"
del 1597-8, di Donato Antonio D'Orlando, pittore della città
di Nardò.
Il
Castello
Situato
nella piazza di Casamassella, il 30 settembre 1858 ha visto i natali
del grande statista ed economista Antonio
De Viti de Marco. Sorto inizialmente come fertezza militare,
nel '700 venne trasformato in castello nobiliare ed arricchito di
finestre e balconi.
Dal grande portone d'ingresso, dominato dallo stemma
della casata, si accede ad un ampio atrio con la scalinata che porta
al piano superiore, dove ci sono le stanze signorili e magnifici
saloni. Al piano terra ci sono le stanze della servitù e
le cucine, sul retro un ampio giardino con bellissime piante di
ogni genere.
Con le sue belle arcate ed i suo balconi riccamente
decorati, la Torre dell'Angelo domina la piazza del Paese dall'angolo
tra Via S. Lucia e Via Casamassella. Costruita nel secolo XVII,
nel 1939 è stata dichiarata di "interesse storico-culturale".
Il
Menhir San Giovanni e la Cripta di S. Elena
Percorrendo
la stradina che dalla Cappella dei Santi Medici conduce sulla via
per Cerfignano, il viandante scorge, tra gli ulivi secolari, il
Menir San Giovanni Malcantone, nei pressi dell'omonima
masseria. I Menhir (dal bretone Men = pietra e Hir
= lunga), sono particolari colonne monolitiche di altezza e forma
varia, costruite per lo più nel secondo millennio a.C., e
testimoniano la presenza umana sul territorio sin dall'età
del bronzo.
Il
nome originale della Cripta di S. Elena è
San Solomo, il nome di Sant'Elena deriva probabilmente
da una deformazione del termine greco Eleusa, appellativo della
Vergine raffigurata in un affresco della cripta. In origine tutte
le pareti dovevano essere interamente ricoperte da dipinti, ma ora
ne rimangono qua e là solo deboli tracce.
Il tipo di planimetria, la presenza dell'iconostasi,
la disposizione del bema la ricollegano al rito bizantino. La cripta
risale infatti ai secoli VIII-X quando il Salento era uno dei possedimenti
bizantini in cui i monaci Basiliani esercitarono intensamente la
loro attività divenendo una potenza economica e culturale
in Terra d'Otranto. Ne sono testimonianza i numerosi insediamenti
rupestri e la presnza di un'altra cripta dal notevole valore architettonico
sita nella Valle dell'Idro e dedicata a Sant'Angelo.
Porto
Badisco e la Grotta dei Cervi
Piccola
insenatura in territorio otrantino a pochi chilometri da Uggiano
La Chiesa, in origine piccolo borgo di pescatori e da sempre marina
d'elezione degli Uggianesi, Badisco offre ancora al turista senza
pretese di spiagge-salotto l'incanto di un mare cristallino ed incontaminato,
spumeggiante e spettacolare se agitato dallo scirocco, calmissimo
ed accogliente con la tramontana. La sua scogliera selvaggia che
parla di storia e di leggenda offre calette di incomparabile bellezza,
magnifici fondali, poste tranquille per chi ama pescare con la canna,
e ricci e patelle per palati da intenditori.
All'incomparabile bellezza paesaggistica Badisco unisce
anche una grande importanza documentaria per gli studi sulla preistoria,
dalla scoperta della Grotta dei Cervi, esemplare
unico nel suo genere in tutta Europa. Uno dei più importanti
e grandiosi momumenti d'arte pittorica parietale postpaleolitica
e santuario preistorico d'Europa, la Grotta dei Cervi
fu scoperta il 1° febbraio 1970 dal gruppo speleologico "Pasquale
De Lorentiis" di Maglie. Sulle pareti di grotte e gallerie
si conservano da millenni innumerevoli pitture in colore nero e
rosso realizzate rispettivamente con guano di pipistrello ed ocra,
raffiguranti scene di caccia, cervi e numerosi ideogrammi.
Oggi le grotte sono chiuse al pubblico per non
alterare il microclima che ha permesso finora la conservazione delle
pitture.
Per
le informazioni si ringrazia l'"Associazione Pro Loco
Uggiano", l'Amministrazione Coumnale di Uggiano
La Chiesa e gli alunni delle classi III della Scuola
Media Statale "R. Rubrichi"
di Uggiano La Chiesa.
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