| Le
vicende storiche
Secondo
la tradizione si deve ad un toro la fondazione della città;
questo, con un colpo del suo zoccolo, fece zampillare una fonte,
indicando così il punto esatto in cui far sorgere la città.
Nardò fu fondata dai messapi infatti la
etimologia del suo nome è da ritrovarsi nella parola nar,
di derivazione illirica, che significa acqua. Da nar la Nerìton
greca e il Neritum o Neretum latino.
Divenne romana nel III secolo a.C. con il nome di "Neretum"
e con il suo porto Emporium Nauna (probabilmente l'attuale S. Maria
al Bagno), fu attraversata dalla famosa Via Traiana, che costeggiava
tutta la riviera jonica. Fu poi invasa dai longobardi e per molto
secoli fu un centro bizantino. Con i Bizantini si ebbe l'incremento
della presenza dei monaci Basiliani, che diffusero, tra l'altro,
una nuova tipologia costruttiva, cioè la costruzione in grotte.
Infatti numerosi furono i villaggi rupestri, come quello in contrada
Le Tagliate, e le cripte, come quella di S. Antonio Abate.
Nel 1055 i Normanni si impossessarono della città
e giunsero i Benedettini. Nel 1266, subentrarono gli Angioini, i
quali, pur avendo organizzato i centri abitati del regno in universitas,
svilupparono il feudalesimo.
Nardò passò come feudo attraverso
diverse famiglie, finché, con la presenza degli Aragonesi,
nel 1497 fu assegnata ad Andrea Matteo Acquaviva, il cui figlio,
Belisario, divenne duca, dando così inizio al lungo possesso
degli Acquaviva, protrattosi fino agli inizi del sec. XIX.
A Belisario, uomo colto, si deve il rilancio di Nardò
sul piano culturale. Infatti la civiltà rinascimentale segnò
una tappa importante per l'ambiente neritino, che divenne punto
di riferimento qualificante per ogni umanista salentino e meridionale.
Fu rifondata l'Accademia del Lauro (o Alloro), molto probabilmente
istituita, in precedenza, dai Sanseverino.
Mentre gli Acquaviva si succedevano e la gestione
della università proseguiva senza grandi eventi, il flusso
di ordini religiosi continuò: i Minori Osservanti nel 1497
(nel 1599 sostituiti dai Riformati), i Carmelitani intorno alla
eseconda metà del 1500, i Cappuccini nel 1569, i Minimi nel
1613, gli Agostiniani nel 1634 e le Carmelitane nel 1669.
Nel 1600 maturarono anche fatti di rilievo, come
quello della rivolta del 1647. La città, infatti fu protagonista
di un moto antispagnolo, ma la repubblica proclamata dai ribelli
durò solo un giorno: Gian Girolamo, il Guercio di Puglia,
con determinazione e ferocia, sedò la rivolta neritina, mandando
a morte non pochi ribelli, tra cui sacerdoti. Nel primo trentennio
del 1700 è da riconoscere anche per Nardò una ripresa
economica, alla quale corrisposero una stagione culturale rinnovata,
in cui si distinse l'Accademia degli Infimi Rinovati, voluta dal
vescovo Antonio Sanfelice (1708-1736) e animata da Giovan Bernardino
Tafuri, e una pregevole politica edificatoria sacra, grazie all'iniziativa
dello stesso vescovo.
Con la successiva presenza francese, nel primo
decennio del 1800, fu eliminata la feudalità, agevolando
l'affermarsi della borghesia, che conquistò le leve del potere
cittadino e puntò al controllo dell'economia finanziaria
della città, tramite la fondazione e la gestione di banche,
sopraffacendo il Pio Monte di Pietà, fondato dal vescovo
Sanfelice.
Successivamente, per tutto il Risorgimento e fino
ai primi del Novecento, sempre più numerosa, perché
impinguata di altre famiglie, la stessa borghesia fu sempre protagonista.
Né da meno fu l'impegno nel settore dell'edilizia,
dal completamento dell'extramurale alla pubblica illuminazione,
al Teatro Comunale; dai palazzi del centro urbano e di S. Maria
al Bagno alle ville della Nardò-Pagani e, più ancora,
delle Cenate.
Il paese reale, tuttavia, era ben diverso: si
dibatteva nella miseria, a causa della disoccupazione, e lottava,
occupando terre tramite i più intraprendenti, nella speranza
di recuperare la paga di qualche giornata. Situazione che peggiorò
dopo la prima guerra mondiale, sfociando il 9 aprile 1920 in una
storica rivolta, quando, addirittura, si parlò di Repubblica
neritina.
Le
chiese
LA
CATTEDRALE
Si erge in piazza Calandra. Fu eretta in epoca
normanna, ma numerosi rifacimenti, dovuti ai terremoti, hanno modificato
il suo aspetto originario. All'interno, le arcate a tutto sesto
della navata destra sono romaniche; quelle a sesto acuto della navata
a sinistra sono gotiche, ma sono state ricostruite nella seconda
metà del XIII secolo; il coro e le due cappelle laterali
sono state aggiunte nel XIV secolo. Il restauro effettuato alla
fine del XIX secolo ha portato l'eliminazione degli elementi barocchi.
CHIESA DI S. DOMENICO
Fondata all'inizio del XIV secolo, ricostruita
da Giovanni Maria Tarantino nella seconda metà del XVI secolo,
fu rifatta, all'interno, dopo il terremoto del 1743, secondo il
gusto barocco. Si erge nelle vicinanze della piazza di S. Domenico.
La facciata è animata da colonne e strane cariatidi, elementi
umani e vegetali.
CHIESA DI S. CHIARA
È situata in via Sambiasi ed è annessa
ad un monastero francescano, fondato nel 1265. L'aspetto attuale
è barocco, grazie alle ricostruzioni dei secoli XVII e XVIII.
All'interno, sopra gli altari barocchi ci sono le grate da cui le
monache potevano assistere alle funzioni religiose.
CHIESA
DI S. ANTONIO DA PADOVA
Fu eretta alla fine del XV secolo, al posto di
una sinagoga, nel quartiere ebraico della città. All'interno,
nella sacrestia è conservato il cenotafio dei duchi Acquaviva.
Il soffitto in noce è in stile barocco.
I
monumenti
CASTELLO
DEGLI ACQUAVIVA
Fu eretto nella seconda metà del XV secolo,
come dimora del duca. Fu rifatto dopo il terremoto del 1743. La
pianta è quadrangolare, con poderosi torrioni, aggettanti
agli spigoli. Oggi è sede del municipio.
EDICOLA
Detta "Osanna", da un'invocazione più
volte ripetuta nell'iscrizione. Fu eretta nel 1613 nei pressi di
porta S. Paolo. È una sorta di baldacchino, a pianta ottagonale,
con otto colonne e cupoletta in pietra; racchiude una colonna più
antica, forse orientale.
PALAZZO
DI CITTÀ
Ricostruito in stile rococò dopo il terremoto
del 1743.
SEDILE
Risale alla seconda metà del XVII secolo.
Presenta le statue di S. Gregorio Armeno, uno dei protettori della
città, di S. Michele e di S. Antonio da Padova.
GUGLIA DELL'IMMACOLATA
Eretta nel 1769, come ringraziamento per lo scampato
terremoto. È ricca di fregi, festoni e cuspidi.
Ester
Portaluri
esterportaluri@otrantovacanze.com
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